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>>>ANSA/ BoJo loda Thatcher ‘green’ che chiuse miniere, è bufera

(di Alessandro Logroscino) (ANSA) – LONDRA, 06 AGO – Margaret Thatcher pioniera
dell’ambientalismo? Per il Partito Conservatore britannico si
tratta ormai di un refrain, ma per altri nel Regno Unito la
risposta è: anche no. A riaccendere la polemica sono state ieri
le parole con cui Boris Johnson si è lasciato andare dalla
Scozia, territorio in cui le memorie del thatcherismo riflettono
ferite profonde, a rivendicare i supposti meriti da ecologista
ante litteram – magari involontaria – attribuiti alla madre
della deregulation in salsa british degli anni ’80.
    Se nel Regno Unito le residue centrali a carbone (in via di
dismissione) coprono ormai “meno del 2%, se non l’1%” della
produzione energetica nazionale, ha sentenziato di punto in
bianco l’attuale primo ministro, è anche “grazie a Margaret
Thatcher”: che 40 anni fa, o giù di lì, impose l’avvio dello
smantellamento della storica rete di miniere d’Oltremanica a
costo di sfidare i sindacati e mettere in ginocchio dal punto di
vista sociale, economico e occupazionale intere aree dell’isola.
    Una considerazione non priva di fondamento, a volersi limitare a
conteggiare le emissioni nocive di allora e quelle di oggi, ma
accolta alla stregua di una provocazione (a dispetto delle
intenzioni d’una visita improntata sulla carta a toni di
pacificazione e d’incoraggiamento alla ripresa post Covid)
nell’indocile nazione del nord del Regno: terra percorsa da
nuovi fremiti secessionisti dopo la Brexit e pesantemente
colpita – come Galles e Inghilterra centrale – da alcuni dei più
devastanti contraccolpi da terapia shock della politica
thatcheriana, carbonifera e non. Il richiamo al beneficio
ambientale accreditato a quelle scelte – avanzato da BoJo
nell’anno in cui il Regno si appresta a presiedere in
partnership con l’Italia la conferenza globale sul clima CoP26 e
sullo sfondo dei recenti impegni rinnovati del suo governo in
favore di un’economia più verde o di un’accelerazione delle
misure strutturali contro l’inquinamento e la minaccia dei
cambiamenti climatici – ha dunque inevitabilmente suscitato un
vespaio. Tanto emotivo, quanto politico. La battagliera first
minister indipendentista del governo locale di Edimburgo, Nicola
Sturgeon, e altri esponenti del suo partito (l’Snp) lo hanno
accusato di “rozza insensibilità” verso il destino doloroso di
tanti minatori e delle loro famiglie, intimandogli di scusarsi
per essere stato “offensivo”. Mentre critiche non meno sdegnate
sono giunte dal Labour (pur oggi favorevole all’abbandono
definitivo del carbone). Secondo la Bbc, quella di Johnson è
parsa del resto una scivolata “gratuita”, dato il contesto, che
ha preso di sorpresa e messo in imbarazzo persino molti suoi
compagni di partito Tory scozzesi.
    Il tentativo di Downing Street di metterci una pezza si è
risolto per ora in una precisazione, non in una dichiarazione di
scuse. “Il primo ministro riconosce l’impatto e le sofferenze
enormi che il processo di chiusura delle miniere ha avuto su
varie comunità del Regno Unito”, ha assicurato oggi un
portavoce, non senza insistere tuttavia sulla legittimità della
rivendicazione della necessità storica di “ridurre la dipendenza
del Paese dal carbone e da fonti di energia non rinnovabili”.
    Un dossier a proposito del quale il gabinetto Johnson è stato
costretto in queste stesse ore a prendere intanto le difese del
super ministro Alok Sharma, nominato nei mesi scorsi presidente
dalla CoP 26, dalle accuse “d’ipocrisia” rivoltegli dalle
opposizioni: per aver negli ultimi mesi compiuto viaggi aerei “inquinanti” in serie nell’ambito di svariate missioni
internazionali preparatorie del vertice in programma a novembre
a Glasgow; e aver sfruttato il privilegio ministeriale per farsi
esentare dalla quarantena precauzionale prevista dalle linee
guida governative al rientro da alcuni dei Paesi a più alto
rischio Covid. (ANSA).
   

Fonte Ansa.it

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