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Corea del Nord e Corea del Sud, quella pace che sembrava impossibile

Rimarrà storica, almeno si spera, la data del 27 aprile 2018 per quanto riguarda la politica internazionale. Il vertice di “pace” tra Moon Jae-in e Kim Jong-un rappresenta una svolta imprevista, soprattutto alla luce delle ultime tensioni con Trump

Chi avrebbe mai scommesso che, nel corso del 2018, dopo le tensioni tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il “dittatore” Kim Jong-un, ci sarebbero stati segnali di distensione tra la Corea del Nord e la Corea del Sud? Segnali che porterebbero, come tutto il mondo auspica, alla firma entro l’anno di un trattato di pace che prevede la sospensione di qualsiasi test nucleare.

Certo, per il momento è solo un’impegno, ma è sempre un passo che  solo qualche mese fa sembrava inimmaginabile. Perché in effetti tra Trump e “Ciccio-Kim”, come viene soprannominato dai suoi detrattori, erano volate scintille: Il Presidente a stelle e strisce nello scorso settembre l’aveva definito “un piccolo pazzo che spara missili sugli altri”, un “rocket man” da distruggere nel caso avesse osato effettuare test nucleari nel pacifico.

Per tutta risposta Kim Jong-un aveva “gonfiato il petto” sfoderando i numeri del suo “arsenale nucleare” in un gioco che la stampa americana aveva definito “alchi ce l’ha più grosso”.

Poi l’intento di denuclearizzazione, il congelamento dei test e la  promessa di un futuro accordo di pace. Cos’è successo davvero? Il dittatore Kim è venuto razionalmente a più miti consigli oppure stavolta ha capito che di fronte, dall’altra parte del mondo, aveva un avversario pazzo almeno quanto lui?

Intanto negli Stati Uniti tra gli appassionati di politica è tutto un ricercare il merito di questa pace apparente. “E’ merito della pazienza di Obama”, hanno scritto alcuni, “che con il suo certosino lavorare ai fianchi ha portato Kim a più miti consigli”. “Se aspettavamo lui potevamo farci vecchi”, ha risposto l’opposta fazione. “Kim stavolta ha avuto paura perché ha  capito che  Trump gli avrebbe scatenato addosso l’inferno fregandosene del parere del mondo. Non vi ricordate che è merito suo se Otto Warmbier è tornato a casa da Pyongyang? Obama ha consentito che un cittadino americano si riducesse in coma pur di non fare il braccio di ferro con Kim Jong-un”.

Forse è più probabile che sulla decisione del leader della Corea del Nord abbiano pesato le sanzioni imposte dall’Onu per via dei suoi test nucleari e dei missili balistici: la Cina ha infatti già da tempo tagliato l’export di greggio verso la Corea del Nord limitandone la vendita a due milioni di barili annui e bandendo quella di gas liquefatto. E’ stato anche annullato il patto di import nel settore tessile da Pyongyang che da solo vale il 90% dei flussi  complessivi della Corea del Nord. 

Se c’è chi ha brindato all’avvento di una nuova era, di pace e sicurezza, c’è chi ci va invece con i piedi di piombo: per ora sono solo belle parole, chissà se si arriverà davvero alla firma su carta. Se Kim Jong-un fosse davvero quel “piccolo pazzo” ipotizzato dal Presidente Trump? Chissà. Intanto l’incontro tra il “boss” della Corea del Nord e il “boss” degli Stati Uniti ci sarà davvero a breve: i giornali americani parlano di “faccia a faccia” entro maggio. Allora ci saranno segnali più chiari per definire la “storica” o meno la data del 27 aprile 2018. 

 

 

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