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Elezioni in Turchia: Erdogan dichiara vittoria a Istanbul, l’opposizione avanza ad Ankara

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Si sta per concludere lo spoglio delle elezioni amministrative in Turchia, che hanno visto in bilico fino alla fine le più importanti città del Paese: la metropoli di Istanbul e la capitale Ankara. Confermato quanto predetto dai sondaggi ad Ankara dove il candidato dell’opposizione Mansur Yavas si avvia alla vittoria con il 50,37% sul fedelissimo del presidente, Mehmet Ozhaseki, al 47,4% con lo spoglio giunto al 90%. Yavas ha chiesto ai propri sostenitori di non abbandonare i seggi fino all’ultimo.

A Istanbul ha invece dichiarato la vittoria, per una manciata di voti, il candidato dell’alleanza tra l’Akp-Mhp, Binali Yildirim, al 48,86%, rispetto al 48,52 del rivale repubblicano Ekrem Imamoglu quando lo scrutinio è ormai al 98% delle schede. Imamoglu ha tuttavia dichiarato di essere in possesso di dati diversi da quelli diffusi per vie ufficiali. Confermata sindaco l’unica candidata donna dell’Akp in una grande città, Fatma Sahin a Gaziantep. L’intera area che confina con la Siria, vale a dire Kilis, Gaziantep e Urfa, rimane saldamente nelle mani del partito di Erdogan.

Erdogan non può gioire

Il presidente non può comunque gioire per i risultati che provengono dalle città della lunghissima costa turca, tutta in mano all’opposizione, che conquista le importantissime Smirne, Mersin, Antalya, Adana e Hatay. Rimane in mano ai repubblicani anche il confine sia marittimo che terrestre con la Grecia, vale a dire la regione di Canakkale e le città di Edirne e Tekirdag.

I filo-curdi dell’Hdp, che hanno rinunciato a presentare propri candidati in molte città chiedendo di votare per l’alleanza Chp-Iyi, si confermano solo nel sud-est a maggioranza curda vincendo a Diyarbakir, la più grande città curda del Paese, ma anche a Batman, a Sirte, a Van Hakkari e a Mardin. Nel sud-est curdo è sempre forte l’Akp di Erdogan, che ha messo a segno una storica vittoria a Sirnak, una delle aree più oltranziste negli anni del conflitto turco-curdo e vincendo a Bitlis, Bingol, Mus, Agri ed Erzurum.

Sembra uno scrutinio a parte quella che si svolge a Tunceli, nell’Anatolia nord-orientale, dove il partito comunista turco, irrilevante in tutto il Paese, è primo partito con il 32% seguito dai curdi dell’Hdp al 29% e dai repubblicani al 21%, con il partito di Erdogan che ottiene appena il 14% delle preferenze e i nazionalisti quasi del tutto assenti.

In generale, rispetto al voto ai partiti, si conferma l’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan, con il 45,56% dei voti. L’Akp è alleato con i nazionalisti dell’Mhp, in leggero calo rispetto agli ultimi risultati e fermi al 6,4%. I repubblicani del Chp si confermano principale forza di opposizione, con il 30% dei voti, mentre cresce leggermente il partito nazionalista Iyi Parti, che con il 7,4% supera i nazionalisti dell’Mhp da cui si era scisso due anni fa. Male i filo-curdi dell’Hdp, che negli ultimi anni avevano sempre superato il 10% ora sono fermi al 3,9%. Un dato frutto anche della scelta di non presentare candidati in aree del Paese in cui non sono radicati.  Sopra l’83% l’affluenza alle urne, in Turchia tradizionalmente sempre molto alta. 

Sei morti e venti feriti nelle risse ai seggi

Costano caro le risse ai seggi avvenute in Turchia in occasione delle elezioni locali. Il bilancio parla di 6 morti e 20 feriti, di cui alcuni ricoverati in gravi condizioni. L’episodio più grave a Gaziantep, città al confine sud con la Siria, dove il fratello di un candidato a una circoscrizione ha aperto il fuoco con una rivoltella durante la conta dei voti uccidendo tre persone. La rissa è riesplosa in ospedale, dove alcune persone sono state ferite a colpi di coltello, una è ricoverata in condizioni gravi.

Nella città di Yozgat, nel centro nord, un giovane ha perso la vita dopo che in una discussione a un seggio è spuntata una pistola. Due i feriti. Stessa dinamica nella non lontana Zonguldak, dove è un fucile ad essere stato usato in una rissa costata otto feriti. Altri due morti a Malatya, dove due scrutatori ai seggi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. Altre risse hanno portato a vari ricoveri nella capitale Ankara e nella città di Tokat. 

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