Dall’inizio dell’anno sono stati rimossi anche 1,9 milioni di contenuti legati alla propaganda terroristica dell’Isis e gruppi affiliati; sono alcuni dati contenuti nel primo rapporto sull’applicazione degli standard della comunità

Nel primo trimestre del 2018 Facebook ha disattivato circa 583 milioni di profili falsi e 837 milioni di contenuti spam. Sempre nello stesso periodo sono stati rimossi dal social network di Mark Zuckerberg 1,9 milioni di contenuti legati alla propaganda terroristica dell’Isis e gruppi affiliati. Sono alcuni dati contenuti nel primo rapporto sull’applicazione degli standard della comunità.

I contenuti legati al terrorismo sono cresciuti del 73% rispetto all’ultimo trimestre del 2017. La crescita è dovuta, spiega la piattaforma, “al miglioramento della tecnologia nel trovare contenuti che violano i nostri standard anche nelle foto e in quelli riferiti al passato”.

Ma non solo: “Abbiamo rimosso o etichettato come potenzialmente pericolosi circa tre milioni e mezzo di contenuti violenti nei primi tre mesi del 2018, l’86% dei quali identificati dalla nostra tecnologia prima che venissero segnalati. Abbiamo inoltre rimosso due milioni e mezzo di contenuti che incitavano all’odio, il 38% dei quali sono stati rilevati direttamente dalla nostra tecnologia”, ha spiegato Alex Schultz, vicepresidente di Facebook Analytics.

“Per argomenti delicati come la violenza esplicita e l’incitamento all’odio – ha aggiunto – la nostra tecnologia ancora non riesce a funzionare in maniera del tutto efficace ed è necessario l’intervento dei nostri team di revisione”.

Schultz ha poi sottolineato che il parametro più importante che viene tenuto in considerazione per la compilazione di questo rapporto è l’impatto di ogni contenuto grave sul network: “Misuriamo sia la frequenza con cui viene visto sia l’impatto sui singoli o su una comunità più ampia”.

I parametri non sono perfetti e abbiamo molto lavoro da fare per migliorare i nostri processi interni e perfezionare i nostri strumenti e la nostra tecnologia. Uno dei motivi per cui vogliamo condividere pubblicamente il rapporto è iniziare un dialogo con la nostra comunità”, ha sottolineato infine Facebook.

 

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