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Il mondo si divide sul Venezuela. E Maduro non cede

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La comunità internazionale si spacca dopo l’autoproclamazione del leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaidó, a presidente ad interim del Venezuela, in aperta sfida a Nicolas Maduro. Il presidente non cede alla “pagliacciata dell’opposizione” e assicura che non lascerà mai la guida del Paese a chi sta “cercando di imporre un governo parallelo, di clown”. Maduro ha aperto al dialogo con l’opposizione, mentre le vittime dell’ultima ondata di proteste di questa settimana sono 26. Maduro ha anche annunciato la chiusura dell’ambasciata venezuelana a Washington e di tutti i consolati negli Usa. 

Russia e Turchia si schierano con il capo dello Stato. Putin ha telefonato a Maduro mentre “resisti, fratello mio” è stato il messaggio di Erdogan, che – va sottolineato – è leader di un Paese della Nato. Contro le “spudorate interferenze degli Usa” si sono scagliati anche Iran e Siria, ribadendo “piena solidarietà” al presidentr. Più sfumata la posizione della Cina, che condanna le “ingerenze esterne” e invita le parti in causa a cercare una “soluzione politica”. Gli Usa (che hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu) Europa e diversi Paesi sudamericani appoggiano Guaidó e parlano di avvio di un percorso democratico del Venezuela. La decisione del presidente Usa Trump, di riconoscere Guaidó, ha contribuito ad acuire le divisioni, facendo temere una escalation internazionale.

E Bergoglio, nel frattempo, rende omaggio a Bolivar

Dall’Onu è arrivato un invito del segretario generale del Palazzo di Vetro, Antonio Guterres, ad avviare il “dialogo” per fermare in anticipo “una escalation che condurrebbe a conflitto disastroso per il popolo del Venezuela e dell’intera regione”.Il Papa segue attentamente la situazione da Panama, dove ha reso omaggio a Simon Bolivar, il “Libertador” al quale il governo di Caracas si ispira nella difesa della sovranità del Venezuela. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha espresso preoccupazione per le violenze e si è augurato un percorso democratico. Stessi timori e auspici sono stati espressi dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Più esplicito Matteo Salvini, secondo il quale “prima cade il governo di Maduro e meglio è”.

Il Sudamerica è (quasi) tutto con Guaidó

In concerto con gli Usa, una serie di Paesi della regione ha accolto con favore Guaidó, riconosciuto da Canada, Brasile, Costa Rica, Argentina, Perù, Colombia, Ecuador, Cile e dell’Organizzazione degli Stati americani (Oas). Solo Cuba, Nicaragua e Bolivia sono schierati a fianco di Maduro. Alcuni alleati chiave di Washington, come il Messico, non si sono mossi per riconoscere l’oppositore, mentre un membro della Nato, come la Turchia, ha offerto a Maduro il suo sostegno.

L’Ue segue gli Usa ma con toni più cauti. L’alto Rappresentante Mogherini ha fatto sapere di “sostenere pienamente l’Assemblea nazionale come istituzione eletta democraticamente e i cui poteri vanno ripristinati e rispettati”. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha espresso supporto a Guaidó, auspicando “che tutta l’Europa si unisca a sostegno delle forze democratiche Venezuela”. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che ha parlato al telefono con Guaidó, gli ha espresso “tutta la solidarietà del Parlamento europeo” e ha auspicato una posizione più chiara dall’Europa come ho fatto io e il presidente Tusk: La stagione di Maduro e della dittatura castrista è finita”. Tra i leader europei schieratisi apertamente con l’oppositore, pur non riconoscendolo ancora come presidente, il francese Emmanuel Macron e lo spagnolo Pedro Sanchez.

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