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Il piccolo senzatetto diventato campione di scacchi

campione scacchi rifugiato senza tetto

Christopher Lee/ New York Times

Tanitoluwa Adewumi

Vicino al suo letto, in un rifugio per senza tetto di Manhattan, ha sette trofei. L’ultimo l’ha portato a casa lo scorso fine settimana, quando ha vinto il campionato di scacchi per bambini fino a 8 anni dello Stato di New York. Si chiama Tanitoluwa Adewumi, ha 8 anni e la sua famiglia è fuggita dalla Nigeria nel 2017, tra i tanti nuclei di profughi cristiani che scappano dalle persecuzioni di Boko Haram. A raccontare la sua storia è il New York Times, che lo descrive “camminare verso la sua stanza, trasportando uno strano carico nelle sue braccia. Non riesce a smettere di sorridere perché lo strano carico è un enorme trofeo, quasi grande come lui”.

Un bambino, prosegue la testata, “che ha attraversato imbattuto il trofeo di Stato della scorsa settimana, sbaragliando bambini di scuole private di élite con maestri di scacchi personali”. E “la cosa più straordinaria è che Tani, come è conosciuto, ha imparato a giocare a scacchi poco più di un anno fa. E il suo gioco è migliorato esponenzialmente mese dopo mese”. “Voglio essere il maestro più giovane”, ha raccontato Tani a Nicholas Kristof, l’autore dell’articolo. 

Tani, i suoi genitori e il suo fratello maggiore sono arrivati a New York poco più di un anno fa e la loro richiesta di asilo è ancora in attesa di approvazione. È stato nella scuola elementare alla quale è iscritto che il bambino ha incontrato un maestro part-time che ha insegnato alla classe come giocare. Russel Makofsky, il gestore della scuola di scacchi dell’istituto, non ha chiesto il pagamento della retta delle lezioni, che la famiglia di Tani non poteva permettersi. Un anno fa, il bambino ha partecipato al suo primo torneo. Oggi si esercita al computer portatile del padre (che lavora come autista di Uber e come agente immobiliare) ogni sera e, ogni sabato, in un circolo gratuito di Harlem per tre o quattro ore. 

“Tani ha uno stile di gioco aggressivo e nel torneo statale gli allenatori erano rimasti scioccati nel vederlo sacrificare un alfiere per un pedone”, prosegue il New York Times, “allarmati, hanno immesso la mossa in un computer e hanno riconosciuto che l’azzardo avrebbe migliorato la sua posizione diverse mosse dopo”. “Un anno per arrivare a questo livello, scalare una montagna ed essere il migliore dei migliori senza risorse familiari”, ha commentato Makofsky, “non ho mai visto nulla del genere”.

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