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Il senatore americano che cita Mussolini per dare lezioni agli avversari

Il senatore americano che cita Mussolini per dare lezioni agli avversari

Il 14 settembre 1929, Benito Mussolini pronunciò una frase davanti all’assemblea del Partito Fascista che dice così: “Man mano che la civiltà assume forme sempre più complesse, la libertà dell’individuo si restringe sempre più”. Quasi novant’anni dopo, dall’altra parte del mondo, un senatore repubblicano in carica dal 2002 e in corsa per la rielezione nel 2020, John Cornyn, utilizza quella stessa frase in un tweet. Il messaggio è stato pubblicato domenica sera e, nel giro di 48 ore, ha collezionato rispettivamente quasi 16 mila commenti, poco meno di 2 mila retweet e oltre 4 mila cuoricini di approvazione. Non solo, visto che è riuscito a riportare #Mussolini tra i trending topic negli USA.

I motivi di quel messaggio sono rimasti oscuri per alcune ore facendo pensare a un errore dello staff. Poi è arrivata la precisazione dello stesso Cornyn che ha voluto rimarcare come quella citazione fosse una lezione agli avversari politici dotati di scarsa memoria.

Secondo il senatore, infatti, il socialismo-democratico rappresenterebbe un’ideologia “incompatibile” con il concetto di libertà. E ignorando del tutto il passato socialista, antecedente alla fondazione dei fasci, del dittatore di Predappio.

Chi è John Cornyn

Classe 1952, Uomo politico di grande esperienza, Cornyn è un’istituzione in Texas. Prima di approdare in senato tra le file repubblicane è stato un avvocato e un giudice di successo, tanto che la sua carriera lo ha portato a risiedere nella Corte Suprema dello stato conservatore americano. Figlio di un colonnello dell’aviazione americana, possiede anche una laurea in giornalismo, ottenuta nel 1973 prima di cambiare idea e intraprendere il percorso in giurisprudenza. In passato ha avuto alcuni diverbi con John McCain e interrogò James Comey sull’inchiesta delle mail che investì Hillary Clinton.

Naturalemente è ben visto dalla NRA ed è uno dei massimi difensori della condotta dell’attuale governo. Per fare qualche esempio: ha firmato il documento per il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi, si è opposto fermamente all’Obamacare e si è schierato con l’Arabia Saudita nel caso Khashoggi ritenendo l’alleanza con il paese fondamentale per il futuro della nazione. Le reazioni al tweet Il tweet di Cornyn ha generato molto stupore e molta indignazione. Molti giornalisti si sono chiesti se si fosse trattato di un gesto superficiale o di una vera provocazione. Tutti, anche quelli che hanno provato a difenderne la condotta, hanno puntualizzato come citare i dittatori fascisti sia, in ogni caso, qualcosa di fuori luogo.

L’attrice Alyssa Milano, mai tenera con l’amministrazione Trump, è stata una delle prime a mettere in evidenza il post del senatore repubblicano, condannandolo con una visibile punta di sarcasmo espressa da quel “casually”:

Una delle ultime ad accorgersi del tweet incriminato è stata Alexandra Ocasio-Cortez, punto di riferimento dei democratici sul social network. La promotrice del Green New Deal ha rincarato le accuse a Cornyn specificando il ruolo che ha avuto Benito Mussolini nella Storia e la sua alleanza con Hitler. Per la più giovane deputata del Congresso, l’atto più grave è quello di aver postato quella frase storica come fosse un “hallmark card”. Un bigliettino di auguri, molto noto negli Stati Uniti, con frasi banali e di circostanza.

Nonostante il clamore suscitato sui social, soprattutto da chi gli ha ricordato i parenti caduti durante la Seconda Guerra Mondiale e da chi gli ha ricordato le nefandezze della dittatura fascista, Cornyn non è apparso per nulla pentito. Il messaggio originale, infatti, non è stato rimosso. Nessuna scusa, dal suo profilo, o da quelli del partito, è stata pubblicata. Anzi, rilanciando la provocazione, il Senatore ha preferito chiedersi se non avesse sopravvalutato l’intelligenza delle persone che usano Twitter. Non il modo migliore per sedare l’incendio provocato con una semplice, ma per nulla banale, citazione.

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