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La Cina controlla il cervello dei lavoratori, come nel peggior scenario di 1984 di Orwell

Diverse aziende cinesi hanno adottato tecnologie per monitorare le onde cerebrali dei loro dipendenti, con l’obiettivo di migliorare la produttività ed evitare abusi o incidenti nei luoghi di lavoro. L’inchiesta del South China Morning Post

Il quotidiano cinese parla senza mezzi termini di  “rischio psicopolizia, come in “1984” di Orwell”, raccontando che sulle teste dei dipendenti della Hangzhou Zhongeng Elctric, mascherati da normali elmetti o berretti da lavoro, sono stati applicati sofisticati sensori delle onde cerebrali che trasmettono i dati ad elaboratori. Queste informazioni – scrive il giornale – sono poi utilizzate per rafforzare l’efficienza e migliorare il flusso del lavoro, ma anche per rilevare segnali di depressione o ansia nei lavoratori.

La Zhejiang Electric Power, altra azienda elettrica cinese, sostiene di aver aumentato i profitti di circa 2 miliardi di yuan, apri a 315 milioni di dollari grazie all’utilizzo di tecnologie di monitoraggio cerebrale, introdotte già dal 2014. La Ningbo Shenyang Logistics, invece, utilizza la lettura delle onde cerebrali per l’addestramento dei nuovi addetti. I sensori, integrati in caschi per la realtà virtuale, simulano i diversi scenari sul lavoro.

Sempre a Ningbo, città della Cina nella provincia dello Zhejiang con oltre sette milioni e mezzo di abitanti, l’università locale ha un centro ricerca, la Neuro Cap, finanziato dal governo. La sua peculiarità? Un programma di sorveglianza cerebrale, adottato già da più di dieci aziende, per monitorare lo stato emotivo dei dipendenti. “Quando il sistema lancia un allarme, il manager chiede al dipendente di prendersi un giorno di riposo o di spostarsi a una mansione meno critica. Alcuni lavori richiedono alta concentrazione e non c’è spazio per errori”, ha spiegato al Scmp Jia Jia, professoressa del centro.

Una tecnologia disponibile da anni che, ovviamente, è stata accolta con sospetto dai lavoratori. Inoltre, mentre in altri Paesi il suo utilizzo resta limitato a un contesto normativo e sociale più regolato, la Cina la sta adottando in maniera più massiccia. Secondo quanto racconta il South China Morning Post questo permetterà a Pechino di raccogliere dati e know-how per diventare il Paese all’avanguardia nell’uso di tecniche che, nella maggior parte del resto del mondo, sono considerate decisamente invasive. Intanto si stanno già studiando altre applicazioni, come l’utilizzo all’interno delle cabine di pilotaggio degli aerei di linea, al fine di monitorare lo stato psichico dei piloti.

Lo “sport” delle autorità cinesi di captare dati cerebrali ai lavoratori, ha portato a paragonare la situazione attuale allo scenario ipotizzato da George Orwell in 1984, dove la psicopolizia ha il compito di controllare tutte le persone attraverso dei teleschermi, facendo in modo che non commettano psicoreati rifereriti non solo all’insubordinazione, ma a qualsiasi progetto, anche inconscio – da cui il prefisso psico – di non completa obbedienza alle direttive del partito.

Non ci sono leggi o regolamenti che limitino l’uso di questo tipo di equipaggiamento in Cina”, ha detto al Scmp Qiao Zhian dell’Università di Pechino. “Il datore di lavoro – ha concluso – può avere un forte incentivo a usare la tecnologia per un maggiore profitto e i dipendenti sono usualmente in una posizione troppo debole per dire no. Già la vendita di dei dati Facebook è una cosa pessima. La sorveglianza del cervello potrebbe portare l’abuso della privacy a un nuovo livello”.

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