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La sfida per restituire un’infanzia ai bambini siriani rifugiati in Turchia

La sfida per restituire un’infanzia ai bambini siriani rifugiati in Turchia

Fabrizio Belardetti 

Bambini siriani rifugiati in Turchia, Small Projects  

La Turchia è il Paese che ospita il più alto numero di rifugiati al mondo. Un primato che Ankara ha conservato anche nel 2018 in virtù dei 3,6 milioni di siriani che, a partire dall’inizio della guerra, hanno abbandonato il proprio Paese per cercare una nuova vita oltre il confine nord. Una popolazione giovane, con 1,65 milioni di profughi che hanno meno di 18 anni. Un numero che cresce sempre di più, se si considera che sono ben 410 mila i bambini siriani nati dal 2011 a oggi, da quando avuto inizio il conflitto.

Una delle maggiori sfide rimane quella relativa l’istruzione, con 650 mila bambini siriani in età scolare gradualmente integrati nel sistema scolastico turco. Numeri in crescita, ma ancora insufficienti, se si considera che il totale dei minori che dovrebbero andare a scuola supera il milione.

La sfida per restituire un’infanzia ai bambini siriani rifugiati in Turchia

 Fabrizio Belardetti

Bambini siriani rifugiati in Turchia, Small Projects  

Una sfida in cui lo Stato turco è affiancato da organizzazioni non governative come Small Projects, che attraverso lezioni di turco, doposcuola e corsi integrativi e di preparazione,aiuta i bambini ad inserirsi nel sistema scolastico turco e di conseguenza in un Paese che non è quello dei loro genitori.

“Uno degli ostacoli più frequenti riguarda la mancanza di documenti in mano ai minori, senza i quali le scuole non possono registrarli nelle classi, ma un altro problema enorme riguarda le condizioni di povertà in cui spesso versano le famiglie, con i bambini che vengono mandati a lavorare, o peggio ancora a chiedere l’elemosina, anziché a scuola”, mi dice una volontaria di Small Projects che chiede di rimanere anonima.

La sfida per restituire un’infanzia ai bambini siriani rifugiati in Turchia

 Fabrizio Belardetti

Bambini siriani rifugiati in Turchia, Small Projects  

“Seguiamo 120 bambini, quasi tutti siriani, alcuni iracheni, facendo dei turni in base alle età, anche perché lo spazio a nostra disposizione è poco. Imparano il turco molto prima dei loro genitori e questo è un bene. Hanno tanta voglia di imparare, c’è chi vuole fare l’ingegnere per ricostruire la Siria, chi il medico per curare i malati ed è un loro diritto avere dei sogni ed inseguirli. Noi siamo qui per questo”, mi spiega presso la sede mentre i bambini sono impegnati nel doposcuola

Un dato che fa ben sperare riguarda l’aumento le iscrizioni all’università, secondo l’agenzia di sondaggi PRNet  nell’anno accademico 2017-18 in 20.071 ragazzi fuggiti dal conflitto in Siria hanno frequentato università turche; 7.721 dei quali studentesse e 12.980 studenti.

Da un lato infatti non si può non notare una progressiva integrazione, con  più di 53.000 siriani che voteranno alle elezioni amministrative del 31 marzo prossimo, più del doppio dei 20.000 che si recarono alle urne alle elezioni del 24 giugno 2018. Così come l’impegno della polizia ha sottratto numerosissimi bambini al lavoro minorile riportandoli nelle scuole. Il mese scorso inoltre,  il ministro degli Interni Suleyman Soylu, un fedelissimo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha detto che il governo sta pensando di riconoscere la cittadinanza turca secondo il principio dello ius soli ai 410 mila bambini siriani nati in Turchia dal 2011 a oggi, il 47% dei minori siriani in età scolare in Turchia.

La sfida per restituire un’infanzia ai bambini siriani rifugiati in Turchia

 Fabrizio Belardetti

Bambini siriani rifugiati in Turchia, Small Projects  

Tuttavia a pesare sul destino dei siriani sono i 35 milioni di dollari finora spesi dalla Turchia, un dato spesso sbandierato dal governo per accusare l’Europa che si è ritorto contro lo stesso Erdogan, che con il Paese in difficoltà economica è stato accusato dall’opposizione di spendere soldi per i siriani e non per i turchi. Accuse che hanno portato il presidente in questa campagna elettorale a promettere che “4 milioni di siriani torneranno nel proprio Paese” grazie alla prossima operazione militare turca nel nord della Turchia.

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