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La “Soyuz” di SpaceX aggancia l’Iss. Musk festeggia un altro successo

crew dragon iss space x musk

Elon Musk festeggia un altro successo nello spazio: la capsula Crew Dragon, messa a punto per la Nasa dalla sua azienda SpaceX, ha raggiunto senza intoppi – con a bordo solo un manichino – la Stazione spaziale internazionale (Iss). Sarà la futura “Soyuz” americana. “Confermato l’aggancio morbido”, è il messaggio trasmesso dagli astronauti dell’Iss alle 11.51, a circa 400 chilometri di distanza dalla terra. È stata così superata una tappa decisiva di una missione cruciale per il ritorno nello spazio di sonde spaziali americane.

La Nasa prevede di mettere a bordo della navicella due astronauti entro la fine dell’anno. La capsula – occupata dal manichino di nome Ripley, come l’astronauta impersonata da Sigourney Weaver nel film ‘Alien’ – si è avvicinata gradualmente alla stazione, sincronizzando velocità e traiettoria. Nelle immagini trasmesse dalla Nasa, il contatto sembra essere molto lento, ma in velocità assoluta, la Iss e la capsula viaggiavano a oltre 27.000 chilometri orari attorno alla Terra. L’americana Anne McClain e il canadese David Saint-Jacques, a bordo della stazione, si sono occupati dell’apertura dell’airlock, la camera d’equilibrio.

Il viaggio è durato circa 27 ore dal lancio con un razzo SpaceX dal Kennedy Space Center in Florida. La Crew Dragon si staccherà dalla stazione spaziale venerdì prossimo per rientrare nell’Atlantico, frenata da quattro paracadute. Il test – con nessuno a bordo – ha lo scopo di verificare che il veicolo sia affidabile e sicuro, al fine di consentire alla Nasa di riprendere i voli con equipaggio dal suolo americano già quest’anno, abbandonando le soyuz russe che volano dal cosmodromo di Bayqonyr in Kazakistan.

crew dragon iss space x musk

Il manichino di Ripley a bordo della Crew Dragon

La nuova strategia spaziale di Washington

SpaceX aveva fatto una decina di viaggi dal 2012, ma solo per rifornire la stazione. Il trasporto di persone richiede sedili, aria respirabile in una cabina pressurizzata, una temperatura regolata per i passeggeri e ovviamente sistemi di emergenza. L’esperienza dall’azienda del miliardario Musk ha però convinto la Nasa ad affidarle – per la prima volta a una compagnia privata – il trasporto dei suoi astronauti. Il “prezzo” per sei viaggi andata-ritorno è di 2,6 miliardi di dollari, secondo quanto stipulato in un contratto firmato nel 2014. A questi sono stati aggiunti altri 600 milioni per contratti di sviluppo.

L’obiettivo della nuova politica spaziale americana è di tagliare i costi per i viaggi in orbita bassa per dedicare le risorse – il budget del 2019 è di ben 21,5 miliardi – a tornare sulla Luna e costruire una piccola stazione in orbita lunare, già nel 2020. L’amministrazione Trump punta a interrompere il finanziamento dell’Iss dal 2025. E nemmeno Musk sembra interessato tanto alla stazione spaziale. “Non abbiamo ancora iniziato a cercare clienti privati” per Crew Dragon, ha spiegato sabato. Musk – che ha creato SpaceX nel 2002 – sembra guardare molto più lontano: “Dovremmo avere una base perennemente occupata sulla luna, e mandare persone su Marte, per rimanere li'”.

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