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Le vittime italiane a bordo dell’aereo precipitato in Etiopia 

Le vittime italiane a bordo dell'aereo precipitato in Etiopia 

(MICHAEL TEWELDE – AFP)

Incidente aereo in Etiopia 

Volontari, funzionari dell’Onu, figure politiche provenienti dal mondo della cultura. Si delinea, con il passare delle ore dallo schianto dell’aereo diretto in Kenya e precipitato in Etiopia, il quadro relativo alle vittime italiane dell’incidente.  Delle otto vittime, finora si ha la certezza di sette nomi

A bordo del volo si trovava Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia. Tusa – che è stato anche Sovrintendente del Mare della Regione – era diretto in Kenya, per un progetto dell’Unesco. Nel 2018 era stato chiamato a ricoprire l’incarico di assessore regionale ai Beni culturali, al posto del critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Il mondo delle ong piange almeno quattro vittime, tra cui Paolo Dieci, presidente di Link 2007, associazione di coordinamento consortile che raggruppa alcune tra le più importanti Organizzazioni non governative italiane. Appartenevano alla onlus Africa Tremila, invece, associazione di Bergamo, Matteo Ravasio, commercialista e tesoriere della città lombarda, Carlo Spini e la moglie Gabriella Vigiani che risiedono ad Arezzo. Africa Tremila è un’associazione di volontari che opera nei Paesi in via di Sviluppo realizzando programmi umanitari a breve e medio termine.

Dieci risiedeva a Roma, da cui proviene anche una trentenne che si trovava a bordo del volo, la ragazza, che lavorava al World Food Programme dell’Onu, si stava recando a Nairobi dove avrebbe partecipato alla conferenza sul clima organizzato dalle Nazioni Unite. 

La 30enne romana deceduta nello schianto del Boeing in Etiopia si chiamava Maria Pilar Buzzetti. Da giovanissima si occupava di cooperazione e da anni lavorava al World Food Programme dell’Onu. Non era sposata e non aveva figli. Oltre al lavoro, coltivava molte passioni, fra cui quello dello Yoga aereo.

Fra le vittime italiane del Boeing c’è anche un’altra ragazza romana che lavorava al World Food Programme. Si tratta di Virginia Chimenti, funzionaria consulente del Budget officer del WFP dell’Onu. Era laureata all’Universita‘ Bocconi

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