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L’ultima offesa di Tarrant alle vittime delle moschee

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Entra la corte, l’imputato la accoglie con il saluto dei suprematisti bianchi, il pugno alzato. È Brenton Tarrant, incriminato per il massacro nelle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Nella strage sono morte 49 persone.

Ammanettato, una tunica bianca da carcerato, a piedi nudi, un atteggiamento di sfida: il terrorista australiano si presenta così ai giudici.  

Non ha precedenti penali ma è da sempre ossessionato dall’idea che i musulmani stiano invadendo il mondo. È incriminato per omicidio per la morte di 49 persone e il ferimento di decine di altri, tra i quali anche bambini.

Le autorità neozelandesi potrebbero formulare ulteriori capi di accusa e il giudice ha ordinato la detenzione provvisoria fino a quando non verrà nuovamente riportato in tribunale, il 5 aprile.

Tarrant, incatenato a mani e piedi, è stato affiancato da due poliziotti dall’inizio alla fine dell’udienza e non ha parlato.

Si apre il dibattito sul commerci delle armi

Secondo la stampa neozelandese ha anche fatto un gesto di scherno ai fotografi. Il suo avvocato d’ufficio non ha presentato la richiesta di libertà su cauzione.

Intanto la premier neozelandese, Jacinda Ardern, ha promesso di riformare le leggi sulle armi da fuoco.

L’attacco è stato il peggiore massacro mai avvenuto in tempo di pace in Nuova Zelanda e il Paese ha innalzato al massimo il suo livello di ‘minaccia alla sicurezza’.

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Handout / Afp

Le armi usate nell’attacco alle moschee in Nuova Zelanda

Adern ha spiegato che Tarrant era in possesso di cinque armi, incluse due semiautomatiche e due pistole, acquistate con regole permesso nel novembre del 2017.

La premier ha promesso una “pronta risposta” da parte del governo e ha sottolineato che il divieto di possedere armi semiautomatiche è “senza dubbio una delle questioni” che valuterà “con effetto immediato”.

Il simbolo dell’odio

E’ diventato il saluto dell’estrema destra americana nell’era Trump quello che Brenton Tarrant, rivolge al tribunale. Si tratta di una specie di segno di Ok rovesciato, in cui si uniscono indice e pollice.

Il saluto era tipico di “Pepe the frog“, il ‘meme’ di un’inquietante rana verde dagli occhi sgranati in circolazione dal 2005 su forum e social statunitensi, di cui si è appropriata l’Alt right statunitense. 

Tra i primi a usarlo, nel 2015, erano stati noti militanti dell’estrema destra come Mike Cernovich e Milo Yiannopoulos. La notte delle presidenziali Usa vinte da Donald Trump, nel novembre 2016, il suprematista bianco Richard Spencer twittò una sua foto con quel gesto davanti a un hotel di proprietà del magnate-candidato con la scritta “Tonight is the night”. 

Nel febbraio 2017 Jim Hoft, fondatore del sito di estrema destra Gateway Pundit, fece quel saluto nella sala briefing della Casa Bianca.

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trump pepe  

Solo due settimane dopo uscì un post scherzoso sull'”Operazione O-kkk” sul sito 4chan, in cui questo saluto veniva indicato come il simbolo di una campagna per “obbligare” i progressisti a rinchiudersi ancora di più nella loro “follia”.  

Il saluto viene ormai associato ai movimenti razzisti White Power e l’organizzazione progressista Media Matters lo ha inserito tra i “simboli dell’odio”. A settembre un membro della Guardia costiera era stato cacciato per aver fatto il gesto suprematista durante una diretta tv da Charleston, in South Carolina.

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