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Monsanto condannata a maxi risarcimento

Un giudice di San Francisco ha riconosciuto il pagamento di 289 milioni di dollari di risarcimento ad un uomo che ha denunciato la Monsanto, multinazionale di biotecnologie agrarie.

Un uomo, Dewayne Johnson ha denunciato la Monsanto, la più importante multinazionale di biotecnologie agrarie, per aver contratto un  linfoma non-Hodgkin in seguito ad anni di utilizzo di un noto erbicida prodotto dalla grande multinazionale e contenente il noto glifosato.

Un giudice di San Francisco ha dichiarato colpevole la multinazionale obbligandola al pagamento di 289 milioni di dollari di risarcimento. Secondo il giudice l’azienda non ha adeguatamente avvertito sui rischi nell’utilizzo del prodotto.

La Monsanto ha respinto le accuse, replicando che quel tipo di linfoma impiega anni per manifestarsi e che quindi Johnson deve esserne stato affetto da prima del suo incarico come giardiniere di un distretto scolastico.

Il portavoce della Monsanto, Scott Partridge, ha annunciato che l’azienda ricorrerà in appello.

Questa è la prima denuncia che si registra in tribunale in cui si sostiene un legame tra i glifosato e il cancro.

Il glifosato è uno degli elementi chiave dell’agricoltura su scala industriale: è l’erbicida più usato e famoso del mondo.

La sua molecola è un vero e proprio killer del regno vegetale, capace di sterminare qualsiasi erba infestante. Introdotto in italia nel 1974, dall’inizio del suo impiego nel mondo ne sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate. Nel 2015, l’IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dall’Oms, lo ha inserito nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. 

Il glifosato è il cavallo di battaglia della Monsanto, essendo super economico e semplice da usare. Da quando è stato introdotto nel commercio il suo utilizzo è aumentato di 15 volte in tutto il mondo. Parallelamente alla produzione della molecola erbicida, la Monsanto ha dovuto sviluppare e brevettare decine di piante da agricoltura resistenti al glifosato stesso e dunque ogm, le cosiddette “coltivazioni terminator”, ovvero piante che dopo il primo raccolto si autodistruggono geneticamente in modo tale da costringere i coltivatori a ricomprarne i semi per l’anno successivo. Semi liberi, uomini liberi.

Recentemente l’azienda leader nel settore agricolo su scala globale è stata acquistata dalla Bayer, che l’ha acquisita per un valore di 66 miliardi di dollari. Tale fusione ha dato vita al più grande gruppo mondiale nel campo delle sementi e dei fertilizzanti agricoli. Monsanto è il più grande produttore di sementi al mondo e Bayer il più grande produttore di pesticidi. Un matrimonio combinato e letale, un’unione che desta non poca preoccupazione.

“Con l’acquisizione di Monsanto da parte della Bayer, dopo la fusione tra DuPont e Dow Chemical e l’acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina, il 63% del mercato delle sementi e il 75% di quello degli agrofarmaci è concentrato nelle mani di sole tre multinazionali con un evidente squilibrio di potere contrattuale nei confronti degli agricoltori.” (Coldiretti) 

Del resto, è stata proprio l’Unione Europea a convalidare la fusione tra i due leader globali, dando vita al più grande gruppo integrato di produttori in campo agricolo. Non bisogna dimenticare che la Monsanto, nota per il commercio di semi “geneticamente mortificati”, è stata accusata dall’ International Monsanto Tribunal di ecocido, violazione dei diritti umani e crimini contro l’umanità.

 “Riducendo la biodiversità delle colture e la varietà di piante coltivate localmente, Monsanto ha ostacolato il diritto al cibo e per di più ha aumentato i rischi legati alla sicurezza alimentare e indebolito la naturale resilienza dei sistemi di produzione locali”. E’ quanto emerge dal rapporto dell’inchiesta condotta dal tribunale internazionale della Monsanto, creato dalla società civile per tutelarsi dai soprusi della lobby.

Sempre più prepotentemente assistiamo ad una concentrazione delle grandi multinazionali del settore pesticidi, semi, macchinari agricoli e ingegneria genetica. Questo approccio, che fa del monopolio la sua arma principale, incentiva le monoculture su larga scala, minando alla preservazione della biodiversità globale. Anche l’Onu, nell’appello Global Land Outlook, ha mostrato preoccupazione e chiesto un abbandono dei sistemi di coltivazione industriale, sollecitando i governi e le imprese a trovare nuove strategie e modelli di sviluppo per la produzione alimentare.

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