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Natalie Portman rifiuta un premio in polemica con la politica israeliana

Le hanno offerto il “Nobel d’Israele” ma la grande attrice israelo-americana non andrà a ritirarlo. Per protesta contro le uccisioni di palestinesi al confine di Gaza. Perciò il governo di Gerusalemme ora la attacca. E sui social scoppia la polemica

Chi va al cinema conosce le interpretazioni più note di Natalie Portman: dalla regina Padme Amidala nel ciclo di Star Wars al Cigno Nero nell’omonimo film con cui vinse l’Oscar come migliore attrice nel 2011. Ma pochi sanno che Natalie Portman non è solo una star di Hollywood: è anche una attivista per i diritti civili nonché un’attrice che si presta volentieri a interpretare film a basso costo (e basso compenso) di registi progressisti israeliani. Perché il suo vero nome è Neta-Lee Hershlag, originaria di Gerusalemme, ha sempre dichiarato amore per il suo Paese e se ora interviene – come è accaduto proprio oggi – per manifestare il suo disagio nei confronti della politica israeliana significa che per lei – come per molti – quando è troppo è troppo.

Oggi infatti  Portman ha fatto sapere che non ritirera’ il Premio attribuitole dalla Fondazione Genesis, “il Nobel ebraico”; di conseguenza la cerimonia del 28 giugno a Gerusalemme – alla quale avrebbe dovuto intervenire come protagonista –  è stata cancellata. 
«I recenti avvenimenti in Israele sono stati estremamente dolorosi per lei e non si sente a proprio agio nel partecipare ad alcun evento pubblico in Israele. Non puo’ partecipare alla cerimonia con la coscienza pulita», hanno fatto sapere dall’entourage di Portman. Il riferimento è ovviamente allo scontro in atto sul confine fra Israele e Gaza, dove ogni venerdì (compreso oggi) vengono uccisi attivisti palestinesi.

La Fondazione Genesis ha mostrato massimo rispetto per la sua scelta: «Portman e’ un’attrice completa, un’attivista sociale impegnata e un meraviglioso essere umano. Noi ammiriamo la sua umanità e rispettiamo il suo diritto di dissentire pubblicamente con le politiche del governo di Israele», ha scritto la direzione della Fondazione in una nota.

Viceversa, Portman è stata fortemente criticata dalla Ministra della Cultura israeliana, Miri Regev, che l’ha accusata di aver «ceduto alle pressioni del Movimento di boicottaggio di Israele“. Il movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) e’ un gruppo politico transnazionale che vuole esecitare pressioni ecnomico-poitiche su Israele perché termini l’occupazione dei territori palestinesi.

La decisione di Portman sta scatenando polemiche non solo in Israele e negli Usa ma anche sui social di tutto il mondo.
 

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