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Perché il cancelliere austriaco Sebastian Kurz rischia di cadere

Dopo le dimissioni in massa dei ministri dell’ormai ex partner di coalizione Fpö, il partito di estrema destra potrebbe votare in parlamento la sfiducia al cancelliere e leader dei Popolari austriaci (Övp), in agenda il 27 maggio, all’indomani delle elezioni europee. Lo ha fatto intendere il falco dei liberalnazionali Herbert Kickl, di cui Kurz ha annunciato la destituzione dall’incarico di ministro dell’Interno, volta a garantire una indagine chiara sullo scandalo che ha travolto l’ex vice cancelliere e compagno di partito di Kickl Heinz-Christian Strache, finito nella bufera per un video in cui si dice disposto ad accettare soldi di dubbia provenienza dalla sedicente nipote di un oligarca russo.

«Sarebbe ingenuo se Kurz credesse che dopo essere sfiduciati da lui i Freheitlichen votino contro la sfiducia», ha affermato il 21 maggio Kickl. «Chi dà fiducia riceve fiducia. Chi dà sfiducia riceve sfiducia. Kurz si è infilato in un vicolo cieco. Probabilmente non pensava che i Freiheitlichen non difendono a ogni costo le loro poltrone». A stretto giro, il partito ha chiarito però di non avere «ancora preso nessuna decisione».

I SOCIALDEMOCRATICI HANNO GIÀ CHIESTO LE DIMISSIONI DI KURZ

A chiedere la sfiducia di Kurz era già stato il partito di sinistra Jetz. Se anche i socialdemocratici, ora all’opposizione, dovessero votare contro il cancelliere (ne hanno già invocato le dimissioni, chiedendo l’insediamento di un governo ad interim di esperti), l’enfant prodige della politica austriaca rischierebbe la destituzione. Diventerebbe così inutile il suo tentativo di tenere in piedi il governo – attraverso la sostituzione dei ministri dell’Fpö con alcuni tecnici – fino alle elezioni anticipate di inizio settembre, a cui lo stesso Kickl non ha escluso di presentarsi come capolista del suo partito. Nei sondaggi successivi allo scandalo Strache, il partito di Kurz ha guadagnato quattro punti percentuali rispetto ad aprile, attestandosi al 38%, l’Fpö ne ha persi cinque (ora è al 18%), mentre i socialdemocratici sono saliti al 26% (+2%).

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