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Soros ha un nuovo nemico: Xi Jinping

Soros contro Xi

Fabrice COFFRINI / AFP

George Soros

Nel caso in cui non ne avesse già abbastanza, George Soros si è fatto un nuovo nemico. Solo che questa volta non è un gruppuscolo di cospirazionisti e dietrologi appassionati di teorie del complotto, ma nientedimeno che il presidente cinese: Xi Jinping.

Senza usare mezzi termini, il miliardario e filantropo ungherese individua in Xi “il nemico più pericoloso della società aperta” e lo accusa di avere l’intenzione di “dominare l’economia digitale” per arrivare al controllo delle persone.

Soros all’attacco di Zte e Huawei

Nel mirino di Soros finiscono anche i colossi cinesi delle telecomunicazioni Huawei e Zte: se arrivassero a dominare il mercato dei 5G, dice, ciò costituirebbe un “inaccettabile rischio” per la sicurezza dell’intero Pianeta.

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Nella sua consueta cena offerta in occasione dei lavori del Wef, il magnate 88enne ha fatto un lungo discorso per incentivare “una politica efficace nei confronti della Cina che non sia ridotta a slogan”. Innanzitutto, ha spiegato cosa intende per società aperta, ossia “una società in cui prevalga lo stato di diritto rispetto al governo di un singolo individuo e in cui il ruolo dello stato è quello di proteggere i diritti umani e la libertà individuale” per i quali esiste un “pericolo mortale” offerto anche “dagli strumenti di controllo che l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale possono mettere nelle mani di regimi repressivi”.

L’attenzione del finanziere è quindi concentrata sulla Cina, “dove Xi Jinping vuole che uno stato monopartitico regni sovrano”.

Il piano della Cina per conquistare Internet

Con il suo controllo totalitario, ha spiegato Soros, “tutte le informazioni in rapida espansione disponibili su una persona verranno consolidate in un database centralizzato per creare un sistema di credito sociale”. Sulla base di tali dati, “le persone saranno valutate da algoritmi che determineranno se rappresentano una minaccia per lo stato monopartitico. Le persone saranno quindi trattate di conseguenza”.

Soros ha aggiunto che tale sistema, che giudica “spaventoso e aberrante”, non è ancora pienamente operativo, ma è chiaro dove si sta dirigendo: “Subordinerà il destino dell’individuo agli interessi dello stato monopartitico in modi senza precedenti nella storia”.

Soros ha citato anche la Russia tra i regimi autoritari del mondo, ma ha messo in guardia in particolare dalla Cina in quanto “è indubbiamente il più ricco, il più forte e il più sviluppato nell’apprendimento automatico e nell’intelligenza artificiale. Questo rende Xi Jinping l’avversario più pericoloso per coloro che credono nel concetto di società aperta ma i regimi autoritari proliferano in tutto il mondo e, se ci riusciranno, diventeranno totalitari”.

Il pericolo che viene dal’intelligenza artificiale

Soros ha detto di trovare “particolarmente inquietante” il fatto che gli strumenti di controllo sviluppati dall’intelligenza artificiale “diano un vantaggio intrinseco ai regimi autoritari rispetto alle società aperte. Per loro, gli strumenti di controllo forniscono uno strumento utile; per le società aperte, rappresentano una minaccia mortale”.

E per quanto riguarda la Cina, non basta il contrasto con Trump né è servito l’accordo “inconcludente” raggiunto tra Xi e il presidente Usa su una tregua di novanta giorni.

Ma è sul campo del digitale e sulla governance di Internet, che è in atto una “lotta non dichiarata” con l’Occidente. “La Cina vuole dettare regole e procedure che governano l’economia digitale dominando il mondo in via di sviluppo con le sue nuove piattaforme e tecnologie. Questa è una minaccia alla libertà di Internet e indirettamente alla società stessa. L’anno scorso credevo ancora che la Cina dovesse essere più profondamente radicata nelle istituzioni della governance globale, ma da allora il comportamento di Xi Jinping ha cambiato la mia opinione”.

L’appello di Soros agli Usa: combattete la Cina

Per Soros, “invece di intraprendere una guerra commerciale con praticamente tutto il mondo, gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi sulla Cina. Invece di lasciare ZTE e Huawei leggermente fuori, dovrebbe reprimerli. Se queste aziende arrivassero a dominare il mercato dei 5G, rappresenterebbero un rischio inaccettabile per la sicurezza per il resto del mondo”.

Purtroppo, ha osservato, “il presidente Trump sembra seguire una strada diversa: fare concessioni alla Cina e dichiarare la vittoria rinnovando i suoi attacchi contro gli alleati degli Stati Uniti. Ciò potrebbe minare l’obiettivo politico degli Stati Uniti di arginare gli abusi e gli eccessi della Cina”.

Insomma, ha sottolineato il magnate ungherese, bisogna non trascurare il fatto che “la combinazione di regimi repressivi con i monopoli dell’IT conferisce a questi regimi un vantaggio intrinseco rispetto alle società aperte. Gli strumenti di controllo sono strumenti utili nelle mani di regimi autoritari, ma rappresentano una minaccia mortale”.

“Se Xi e Trump non fossero più al potere…” 

Soros ha quindi invitato a “puntare le nostre speranze sul popolo cinese, in particolare sulla comunità imprenditoriale e su una élite politica disposta a sostenere la tradizione confuciana. Ciò non significa che quelli di noi che credono nella società aperta debbano rimanere passivi. La realtà è che siamo in una Guerra Fredda che rischia di trasformarsi in calda. D’altra parte, se Xi e Trump non fossero più al potere, si presenterebbe l’opportunità di sviluppare una maggiore cooperazione tra le due superpotenze informatiche”.

Xi presenta la Cina come un modello da emulare per altri Paesi, ha ribadito ancora Soros, ma “sta affrontando critiche non solo a casa, anche all’estero”. E’ il caso ad esempio della sua Belt and Road Initiative che “è stata operativa abbastanza a lungo da rivelare le sue carenze” e che è stata progettata “per promuovere gli interessi della Cina, non gli interessi dei Paesi beneficiari; i suoi progetti infrastrutturali ambiziosi erano finanziati principalmente con prestiti, non con sovvenzioni, e spesso i funzionari stranieri venivano corretti per accettarli. Molti di questi progetti si sono dimostrati antieconomici”.

Soros ha citato il caso dello Sri Lanka dove Pechino ha costruito un porto, ma senza riuscire ad attrarre un traffico commerciale sufficiente e cioò “ha permesso alla Cina di prendere possesso del porto”. Soros ha infine ricordato che una politica efficace nei confronti della Cina deve comprendere “un piano sofisticato, dettagliato e pratico” e deve includere “una risposta economica americana all’iniziativa Belt and Road”.

La reazione di Pechino

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Parole “senza senso”, le ha definite a portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying. “Ci auguriamo che la persona in questione possa correggere il proprio comportamento, non essere miope e avere una corretta, obiettiva e razionale opinione dello sviluppo della Cina” ha detto la portavoce, secondo cui Soros “inverte giusto e sbagliato” e comunque “non vale la pena smentire” le sue parole.

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