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Una sonda giapponese è atterrata su uno degli asteroidi più antichi del sistema solare

Una sonda giapponese è atterrata su uno degli asteroidi più antichi del sistema solare

È atterrata con successo sull’asteroide Ryugu la sonda giapponese Hayabusa2, lanciata il 3 dicembre 2014 dalla Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, per studiare l’origine del sistema solare. Il live della ‘mission control’ della Jaxa ha mostrato il team esplodere in un applauso liberatorio quando i segnali hanno confermato il touch down (contatto al suolo, ndr) della sonda giapponese, grande come un’utilitaria e guidata da una bussola italiana, la Star Tracker, costruita da Leonardo.
 
E se l’atterraggio di Hayabusa2 è avvenuto poco dopo la mezzanotte italiana, alle 2:45 un Falcon 9 di Space X ha lanciato da Cape Canaveral, in Florida, il lander lunare Baresheet, realizzato dall’israeliana SpaceIL. Si tratta della prima missione israeliana e privata sulla Luna. Se avrà successo, Israele sarà la quarta nazione a realizzare un touch down controllato sulla superficie lunare. L’atterraggio sulla Luna è previsto per l’11 aprile. Anche in questo caso l’Italia non è rimasta a ‘Terra’: i pannelli solari di Baresheet sono prodotti da Leonardo nello stabilimento di Nerviano, in provincia di Milano.

L’obiettivo della sonda Hayabusa2, ovvero ‘falco pellegrino’, è raccogliere ‘polvere cosmica’ dall’asteroide che si trova a 342 milioni di chilometri dalla Terra e che è uno dei più antichi del sistema solare. Gli scienziati cercano indizi su come si siano formati i pianeti e su come in alcuni di questi pianeti si sia accumulata acqua.
 

Hayabusa2 ha cambiato velocita’ e direzione indicando di essere atterrata prima di essere rinviata nella sua posizione orbitante. Dovrebbe tornare sulla Terra nel 2020, atterrando in Australia. Sull’asteroide Ryugu la discesa e’ avvenuta lentamente: 10 centimetri al secondo nella fase finale. Poi il lancio del proiettile di appena 5 grammi a 300 metri al secondo per raccogliere frammenti dell’asteroide con una sorta di “aspirapolvere” a forma di corno.

Gli scienziati ritengono che Ryugu contenga grandi quantità di materia organica e acqua risalenti a 4,6 miliardi di danni fa quando si è formato il sistema solare. Come precisato sull’account Twitter Hayabusa2_jaxa, la missione giapponese aveva raggiunto l’orbita dell’asteroide Ryugu, dal diametro di circa 900 metri, nel giugno del 2018. A guidare il ritorno sulla Terra della sonda giapponese sarà sempre la bussola stellare italiana, lo stesso sensore protagonista di decine di missioni della Nasa, dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) e dell’Esa (Agenzia spaziale europea).
 

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