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Venezuela: ha vinto Maduro (e il suo popolo) nel segno della dignità e sovranità

Mentre il mondo boccia le elezioni, in realtà la riconferma del presidente mostra un Paese orgoglioso, che ha voglia di risorgere nonostante gli embarghi americani e dell’Ue. E dove le votazioni avvengono con un sistema ipertecnologico e antifrode

Caracas (Venezuela) – “Benvenuti nel paese della fake news“. Questo si dovrebbe scrivere sulle pareti dell’aeroporto di Caracas. Sì perché in Venezuela scarseggiano oggi molte cose (le medicine, ad esempio, e alcuni cibi, come i derivati del grano duro) ma non certo la dignità, che rende ancora più belle le ragazze di questo straordinario Paese. La gente è preoccupata per il futuro, ma ovviamente le donne non si vendono i capelli più di quanto non facciano le italiane in Patria. E soprattutto la cura dei bambini è fortissima, un vero cardine dell’alleanza che si conferma tra il governo chavista e le famiglie venezuelane, come dimostra il voto di ieri: 8 milioni di votanti e oltre 5 e mezzo di preferenze a Maduro.

Ma anche chi non lo ha votato e lo ammette, riconosce che in Venezuela non si soffre perché il governo depreda il Paese ma per il combinato disposto tra l’embargo decretatogli dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, e il boicottaggio economico che avviene all’interno perché i terrieri e le multinazionali hanno stipulato un’alleanza efficacissima per bloccare la produzione di quasi tutto.

Eppure in molte località l’arrivo degli “accompagnanti” del processo elettorale (150 di 40 Paesi, con nel gruppo anche l’ex premier spagnolo José Luis Zapatero, l’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa, e il leader storico della Fiom Giorgio Cremaschi) è stato festeggiato dalla popolazione in modo molto espansivo: li hanno applauditi al loro passaggio in pulmino, e poi abbracciati mentre molti giovani hanno voluto farsi fotografare insieme con loro.

Ma applausi li hanno avuti alla chiusura dei seggi anche i tecnici perché il sistema elettorale elettronico ha tenuto e il Paese intero ha dimostrato una grande capacità di innovazione tecnologica applicata su larga scala nell’intero territorio con 14 mila centri di voto e oltre 30 mila seggi completamente informatizzati: dopo l’identificazione con impronta digitale che dava l’accesso alla funzione, l’elettore accedeva a uno schermo con una grande scheda elettorale elettronica. In sostanza un sistema totalmente informatizzato, con doppio controllo dell’identità e due “uscite”, l’input al server centrale e una schedina stampata che ogni elettore ha piegato e inserito nell’urna. L’apparecchio infatti oltre a memorizzare il voto espresso lo riportava poi su un piccolo foglio che piegato veniva inserito dallo stesso elettore nell’urna in modo che eventuali hackeraggi non lo vanificassero.

Questo doppio sistema utilizzato in parallelo ha costituito una formidabile garanzia rendendo impossibile ogni tipo di manipolazione dei risultati.

Ma il dato che conta di più è la vittoria morale. Il Venezuela aveva davanti a sé una scelta non facile: mostrare al mondo intero la propria dignità e sovranità rischiando il protrarsi di un boicottaggio economico che penalizza le famiglie, ovvero cedere alle pressioni internazionali rinunciando all’ideale della giustizia sociale, cioè dell’uguaglianza dei diritti e delle opportunità per tutti senza distinzioni di ceto e etnia, e a quello bolivariano della Grande Patria latino-americana, in cambio tuttavia di vaghe e probabilmente ingannevoli promesse dei leader di un’opposizione che non è stata nemmeno in grado di proporre un candidato unitario, vanificando in questo modo le proprie chance di vittoria.

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