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Gioia Tauro, il Vescovo della diocesi di Oppido M.- Palmi invia un messaggio alla città in previsione delle Elezioni Amministrative del prossimo 26 maggio

E’ stato presentato questa mattina, presso la sede del laicato a Gioia Tauro, il messaggio di S.E. mons Francesco Milito, vescovo della diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, il messaggio destinato alla città del Porto in previsione delle Elezioni Amministrative del prossimo 26 maggio.

L’idea del documento è nata durante la Visita Pastorale di Milito ed ha coinvolto, nella fase preparatoria, sia i sacerdoti delle quattro parrocchie di Gioia Tauro, ovvero Don Antonio Scordo della parrocchia di S. Ippolito Martire; Don Pasquale Cristiani della parrocchia di San Francesco di Paola; Don Giovanni Battista Tillieci della parrocchia di San Gaetano Catanoso e Don Gianni Gentile della Parrocchia di Maria SS di Portosalvo, sia i quattro consigli pastorali parrocchiali. Sacerdoti e Consigli Pastorali, infatti, si sono riuniti nel corso delle scorse settimane riflettendo sulle medesime tematiche: “LA “GIOIA” CHE NON SEI! NON POSSIAMO E NON VOGLIAMO NASCONDERE CHE…”; “LA “GIOIA” CHE SEI! PERO’ E’ ANCHE VERO CHE…” ed infine “LA “GIOIA” CHE DOVRESTI ESSERE! IDENTIKIT DEGLI AMMINISTRATORI E DI OGNI BUON CITTADINO…”. Dal confronto, poi, sono nate delle proposte presentate a S.E. Milito, il quale ha infine stilato il documento riportato integralmente qui di seguito:

Carissimi tutti nel Signore,
            questo Messaggio alla Città, che oggi viene consegnato e diffuso, non vi coglie di sorpresa. Maturato, annunciato e previsto a seguito alla coinvolgente Visita Pastorale, che ci ha visto uniti in diversi momenti di preghiera, di riflessione e di confronto, è nato dalla responsabilità e dal desiderio di voler contribuire per il conseguimento, stabile e duraturo, del bene comune, scopo primo ed ultimo delle elezioni comunali del 26 maggio p.v. nella nostra Città.
 
Gioia Tauro non può, non deve continuare a trascinarsi stancamente con un diffuso senso di sfiducia che, invece, occorre abbandonare in modo deciso e definitivo. Non è più rinviabile un sussulto di ripresa della dignità personale e del giusto rapporto nel reciproco rispetto. Ci sta esclusivamente a cuore il progresso autentico della Comunità e ciò esclude in partenza preferenze di persone, di partiti e di aggregazioni.
 
La politica, prima che pratica di coloro che vi si dedicano o consacrano per passione – e non può che essere disinteressataè impegno personale di cittadinanza. Un cattolico, credente e praticante, deve avvertirne la responsabilità, senza regalarla, delegarla o scaricarla ad altri in modo passivo, se gli premono le sorti dei luoghi dove abita e svolge la sua vita quotidiana. Il bene-stare parte dal bene-essere, cioè dalla ricerca dell’armonia in sé stessi da accordare con quella degli altri.    
Abbiamo preferito esprimere con pensieri sintetici, quasi notes, la nostra analisi per facilitarne e stimolare la ripresa immediata. Per questo, dopo l’introduzione che descrive la filigrana di base, ci soffermiamo su tre parti:
 
1. la “Gioia” che siamo
2. la “Gioia” che non siamo e non abbiamo
3. la “Gioia” che vorremmo
    Speranze di un comune cittadino e identikit dei futuri amministratori.
 
Assumiamo il termine “Gioia” su due versanti:
• geografico: “Gioia”, la nostra Città
• esistenziale: “Gioia” come dimensione interiore,
            – serena per i doni che scopriamo di avere
            – perplessa per i limiti che ci impediscono di esprimerci in tutta pienezza e libertà
            – speranzosa per la fiducia di riconquiste da compiere.
Un Appello finale vuole essere invito affinché, dopo la condivisione, l’interiorizzazione, l’assimilazione dei punti proposti in coscienza, ognuno decida per il meglio da farsi.
 
 
Filigrana del Messaggio
 
Origini:     lavoro insieme, confronto, confluenze, sintesi, prospettive, recupero di non
                  interventi fatti negli anni passati.
Motivi:      vita con, vita per voi: stimolo nel dovere di pastori ad accompagnarne lo
                  sviluppo.
Animo:      guida, voce; non giudici, né maestri.
Finalità:    far conoscere il proprio pensiero, a seguito della recente Visita pastorale,
                  esempio bello di esperienza unitaria e insieme rispettosa della specificità di
                  ogni singola Parrocchia.
Posizione: non coinvolta in alcuno schieramento di parte di scelte politiche e di candidati
                  e alle squadre di liste per le prossime competizioni elettorali.
Natura:     – lettera collettiva: espressione di un pensiero nostro e di collaboratori più
                    diretti;
                  – lettera pastorale e quindi con spirito di pastori, nel ricordo nelle lettere
                    indirizzate dagli apostoli alle comunità legate al loro ministero;
                  – non lettera aperta, né lettera di denunzia;
                  – ma lettera “lettura” della nostra realtà;
                  – lettera auspicale, di stimolo e incoraggiamento
                  – lettera già annunziata nei mesi scorsi e per ciò, riteniamo,
                  – lettera attesa con apertura di cuore e di mente.
 
«Non si può governare senza amore al popolo e senza umiltà! E ogni uomo, ogni donna che deve prendere possesso di un servizio di governo, deve farsi queste due domande: “Io amo il mio popolo, per servirlo meglio? Sono umile e sento tutti gli altri, le diverse opinioni, per scegliere la migliore strada?”. Se non si fa queste domande il suo governo non sarà buono. Il governante, uomo o donna, che ama il suo popolo è un uomo o una donna umile».
«Nessuno di noi può dire: “Ma io non c’entro in questo, loro governano…”. “No, no, io sono responsabile del loro governo e devo fare il meglio perché loro governino bene e devo fare il meglio partecipando nella politica come io posso”. La politica – dice la Dottrina Sociale della Chiesa – è una delle forme più alte della carità, perché è servire il bene comune. Io non posso lavarmi le mani, eh? Tutti dobbiamo dare qualcosa!».
«Un buon cattolico si immischia in politica, offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare. Ma qual è la cosa migliore che noi possiamo offrire ai governanti? La preghiera! É quello che Paolo dice: “Preghiera per tutti gli uomini e per il re e per tutti quelli che stanno al potere”. “Ma, Padre, quella è una cattiva persona, deve andare all’inferno…”. “Prega per lui, prega per lei, perché possa governare bene, perché ami il suo popolo, perché serva il suo popolo, perché sia umile!”. Un cristiano che non prega per i governanti, non è un buon cristiano! “Ma, Padre, come pregherò per questo? Questa è una persona che non va…”. “Prega perché si converta!”. Ma pregare. E questo non lo dico io, lo dice San Paolo, la Parola di Dio».
Dall’Omelia a Santa Marta il 16 settembre 2013.
 
 
1. La “Gioia” che siamo
    – Posizione geografica strategica e invidiabile tra l’Aspromonte e il mare
    – Posizione cruciale come centro della Piana nei suoi 33 comuni e fulcro del commercio
    – Comune più popoloso della Città metropolitana
    – Snodo viario, stradale, ferroviario, marittimo per la sede portuale
    – Risorse del litorale
    – Agricoltura, ancora fiorente, nonostante tutto: l’ulivo e l’arancio simbolo di una
      coltivazione secolare, il kiwi di ricchezza più recente: segni della coltivazione e della
      produzione di prodotti di prima qualità, esportati nel mondo: una vera “Conca d’oro”
    – Bellezza del paesaggio: terrazzo a 360° sulla Piana, che aiuta lo spirito a beneficio
      di tutta la persona
    – Oriente presente e nascosto nelle sue radici magnogreche e delle esperienze
      monastiche nell’Eparchia delle Saline
    – Occidente come orizzonte della sua imprenditorialità
    – Crocevia di presenze e credenze di popoli, spiccanti i numerosi amalfitani
    – Formazione intrecci di relazioni commerciali imprenditoriali
    – Apertura e grande senso di accoglienza al forestiero
    – Altruismo e generosità verso il prossimo di qualsiasi etnia o cultura religiosa, come
      condivisione e segno di un benessere diffuso
    – Associazionismo tradotto in numerosi sodalizi culturali, impegnati nel perseguire le
      rispettive finalità
    – Realtà scolastica, nei diversi ordini e gradi, dalle materne alle superiori, riflettente
       un appassionato e convinto senso dell’alta e difficile missione educativa e di istruzione
      – nonostante permanenti e gravi difficoltà, testimoniata anche da riconoscimenti di
      eccellenza.
    – Presenza della Chiesa:
      ‘ a livello diocesano: con la Casa del Laicato, centro per la formazione permanente
          sociale, pastorale e teologica, la concentrazione delle sedi di Associazioni,
          Aggregazioni e Gruppi Ecclesiali; del Consultorio Familiare e della Caritas
          Diocesana con un nuovo centro di ascolto; la Casa del Clero “Betzatà“, sede
           di riferimento per l’ospitalità di sacerdoti in attività, e di incontri per la formazione
          permanente.
      ‘ a livello parrocchiale: attraverso l’opera delle Parrocchie con l’accoglienza,
         l’ascolto, il coinvolgimento responsabile, l’assistenza costante verso gli ultimi
          nelle varie forme ed esigenze in cui si presentano, la promozione culturale negli
          ambiti educativi rivolti a tutte le fasce di età.
 
 
2. La “Gioia” che non siamo e non abbiamo
    – Mancanza di piena appartenenza alla Città, tradotto nella tendenza del gioiese alla
      dissociazione e alla critica delle iniziative intraprese dalle associazioni di vario genere, pur
      non facendone parte attivamente 
    – Mancanza di senso civico nel rispetto delle regole nel tessuto urbano sociale e civile a
      partire dall’annosa, sistematica, permanente e diffusissima evasione fiscale dei tributi
    – Mancanza di amore di rispetto di sensibilità nei confronti del proprio territorio 
    – Degrado sociale in tutti gli ambienti di cui sono segni evidenti:
      • la vistosa e scarsissima pulizia della Città
      • in tanti luoghi veri immondezzai e discariche all’aperto di ogni genere di rifiuto
      • spiagge sporche e un mare inquinato
      • nella sporcizia il disordine, di vario genere, per le strade della Città
      • il disprezzo sfacciato e indolente di norme ambientali chiaramente indicate
      • sfiducia totale, diffusa ed esplicita
      • apatia, indolenza
      • disunione tra gli stessi cittadini e tra le differenti amministrazioni locali politiche,
         succedutesi negli anni tra un commissariamento e l’altro
      • carenza di ritrovi sani per i giovani
      • povere e non incentivanti proposte strutture per il turismo
      • ludopatia con le gravi ricadute economiche e relazionali, soprattutto in ambito familiare
      • l’assenza di protagonismo come base del degrado socio economico descritto.
    – Tutto questo offre terreno fertile alla criminalità organizzata, la ‘ndrangheta:
      • il male per eccellenza, il cancro più letale con metastasi diffuse in tutte le compagini del
         corpo sociale, tarlo corrosivo e freno al bene comune per tutte le forme di violenza,
         esplicita, nascosta, infiltrata frenante e bloccante l’autentico integrale e sicuro sviluppo
         della Città, che non troverebbe forze se il tessuto sociale fosse più coeso e coraggioso; 
      • strumento di morte non solo violenta nel sangue, ma incruenta e pur sempre fatale per gli
         affari illeciti, in loco e nelle ramificazioni mondiali;
      • appaltatrice di spiccata manovalanza giovanile con offerta di facile via di guadagno,
         piegata e attratta dalle lusinghe dell’immediato ma proprio per questo, per sempre poi
         incastrata nei favori da restituire in futuro.
    – Ambienti emblematici e assurdi rappresentano la Ciambra e via Asmara: come è stato – ed
       è ancora possibile – l’esistenza di questi isolati, periferici e interni alla Città popolati di chi
       vi sopravvive in condizioni irrispettose della dignità della persona con una cultura tenace
       ma sofferente?
    – Impressione che, nonostante tutto, un’accentuata preoccupazione dei gioiesi sia l’ostentazione di
       cose materiali, che poco hanno a che fare con la nobiltà dei sentimenti e la verità della vita.
   – Responsabilità degli adulti per comportamenti scorretti, a cui i più giovani e i più piccoli
       possono ispirarsi. 
    – Precaria assistenza sanitaria con la graduale inefficienza del presidio ospedaliero
    – Ricerca di una identità che sembra aver perso da anni
   – Crescita esponenziale dei morti di cancro, dovuta forse alla criminale gestione dello smaltimeno dei rifiuti? 

 

 
3. La “Gioia” che vorremmo.
    Speranze di un comune cittadino e identikit dei futuri amministratori  
Desiderio di avere rappresentanti politici: 
• partire dalla regola d’oro del bene comune – che è bene di tutti e non la sommatoria
di beni individuali – da considerare come prerogativa principale dell’impegno assunto
• comportamento con sentimento di veri padri di famiglia che amministrano la res   pubblica come si amministrano le finanze private
liberi dal vezzo di promesse fatte durante le campagne elettorali, mai realizzatesi
nel corso dell’espletamento delle loro funzioni
onesti, innamorati del paese, predisposti ad ascoltare i cittadini, coraggiosi nelle scelte non suscettibili alle tentazioni del compromesso, competenti e circondati da collaboratori: pronti e solleciti a camminare insieme ai cittadini coinvolgendo i vari settori e sostenuti e animati da sani principi energici

autorevoli nell’impedire disguidi gravi in vari ambiti degli uffici comunali: non si spiegherebbe altrimenti il dissesto finanziario

capaci di amministrare e governare in forme eque e corrette in ogni settore, considerando i diritti dei cittadini 
rappresentanti di tutto il popolo e non solo di quella parte di cittadini che li hanno sostenuti durante la campagna elettorale
• non servirsi dell’istituzione ma servire la collettività per i fini di interesse pubblico
vigili nell’adottare una politica di rispetto di tutela dell’ambiente e del territorio, in particolare dei beni naturali che gli sono propri
vicinanza sempre attenta alle problematiche riguardanti le fasce più deboli del tessuto sociale
evitare la presunzione di realizzare progetti inutili con l’esito di peggiorare ancor di più il dissesto economico del bilancio comunale
• nell’attività amministrativa operare, in modo permanente e con trasparenza, con la ricerca esclusiva della giustizia, prima che della legalità

• rispetto permanente della legalità in conseguenza della giustizia

 
• elusione di ogni favoritismo personale
• eliminazione di ogni forma di prevaricazione e sopraffazione.
 
Doveri del cittadino:
• osservanza delle leggi e rispetto delle norme civili ottemperando i doveri nel versamento
dei tributi dovuti come contributo fondamentale per l’assestamento del bilancio comunale e quindi del buon governo della Città
 
• superamento nell’atteggiamento di accusatore invece di essere propositivo e di prodigarsi,
attivamente, intelligentemente, onestamente, per contribuire e cercare il miglioramento.
«La funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità».
(FRANCESCO, La buona politica è al servizio della pace, Messaggio per la celebrazione della LII Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2019).
 
 
Porto di Gioia Tauro  
    • Considerata l’attuale crisi in atto, il Porto da luogo di speranza è diventato luogo di
      disperazione. Perciò le tematiche del Porto, che costituisce una risorsa imprescindibile della
      Città, devono avere un ruolo di protagonista.  
 
    • Instaurazione di proficui rapporti di collaborazione con il ceto armatoriale delle linee di
      navigazione che scalano il Porto al fine di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei
      giovani studenti, in vista della formazione dei futuri ufficiali delle navi mercantili.
 
 
   • Rivalutare il pontile del lungomare, simbolo storico e culturale della Città, ma purtroppo
      in stato di totale abbandono.    
 
 
    • Curare e valorizzare i beni infrastrutturali del litorale tra cui il lungo mare, raro esempio di
      architettura urbana collocato a ridosso delle spiagge della Città, punto di attrazione e di
      svago per i cittadini dell’intera Piana.
 
 
    • Farsi parte attiva nella prevenzione dell’inquinamento marino in particolare del fiume Budello che costituisce un elemento di un delicato ecosistema ambientale.
 
 
 
 
Appello finale
 
Abbiamo scelto questa IV Domenica di Quaresima, detta Laetare, perché l’invito con cui si apre la Liturgia eucaristica odierna è tutto puntato sulla gioia, che si ha e che si riconosce nell’amore; in quella che manca e che occorre recuperare, nella soddisfazione che nasce dalla riconquista:
 
«Rallégrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione». (Cfr. Is 66,10-11)
 
che noi vogliamo pregare così:
 
«Rallégrati, Gioia Tauro,
e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, gioiesi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione».
 
Il Vangelo di oggi, variamente o congiuntamente indicato come “del Padre misericordioso” o “del figlio prodigo” o “del fratello arrabbiato” ha come filo solo l’amore del Padre verso i due figli perché sappiano fare sintesi della gioia un tempo insieme vissuta nella serenità domestica, perduta dal figlio ridotto a mal partito nel ricordo della gioia della casa paterna, della gioia sospesa del padre in apprensione per le sorti di un figlio lontano, della gioia nascosta e mai espressa del figlio rimasto a casa, sofferente per una gioia che non s’aspettava, e non voleva condividere, ma che il padre gli ha ragionato essere il clima da riprendere a respirare nel rapporto di amore reciproco.   
Ci sentiamo perciò di far nostre le parole di Paolo, che di città e problemi sociali e religiosi, al tempo dell’impero, conosceva bene i risvolti e per ciò era sollecito ad intervenire:
«Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi» (2Cor 1, 24). 
           
Una vostra risposta?
 
            Ce l’aspettiamo come arricchimento di riflessione comune nel contesto del momento storico in atto, aperti e disponibili a riprenderla anche insieme in incontri dedicati alla ricezione di questo nostro Messaggio alla Città.
 
+ Francesco MILITO, Vescovo
Sac. Antonio SCORDO, Parroco della Parrocchia “Sant’Ippolito Martire”
Sac. Pasquale CRISTIANI sdb, Parroco della Parrocchia “San Francesco da Paola”
Sac. Natale SPINA e Sac. Erando VACCA, Vicari Parrocchiali della Parrocchia “San Francesco da Paola”
Sac. Giovanni GENTILE, Parroco della Parrocchia “Maria SS. di Portosalvo”
Sac. Antonio ANDRELLO, Vicario Parrocchiale della Parrocchia “Maria SS. di Portosalvo”
Sac. Giovanni BATTISTA TILLIECI, Parroco della Parrocchia “San Gaetano Catanoso”
Sac. Federico ARFUSO, Vicario Parrocchiale della Parrocchia “San Gaetano Catanoso”
Sac. Volodymyr PIDLUSKYY, Cappellano degli Ucraini Greco Cattolici, Chiesa Sant’Antonio.
 
Gioia Tauro, 31 marzo 2019, IV Domenica di Quaeresima, Laetare.

 
 
Ripresa e assimilazione dei contenuti:
– nelle intenzioni delle preghiere dei fedeli nelle domeniche di Quaresima e per tutto il Tempo pasquale 
– nella Via crucis cittadina sul lungomare il 12 aprile
– nella scelta degli “apostoli�? per la lavanda dei piedi nella Messa In Coena Domini il Giovedì Santo 18 aprile
– nella Via Matris il Venerdì Santo, 19 aprile. 
 
Maria Taresa Bagalà

 

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