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Home Cultura

LE TRE RAGAZZE CHE SCONVOLGERANNO L’UNIVERSITA’? IL SILENZIO DEI PROFESSORI

Le tre diplomate hanno nella prima parte del loro intervento ‘semplicemente’ denunciato quello che da anni denunciano diverse organizzazioni universitarie

by Redazione
29 Luglio 2021
in Cultura, Formazione
Reading Time: 4 mins read
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1. L’intervento di tre diplomate alla Normale sulla Normale

a. Una vecchia denuncia: lo smantellamento dell’Università statale

b. Una nuovissima denuncia: le responsabilità della loro Scuola

2. Per esempio, il silenzio dei professori sulla legge sul precariato

a. Silenzio sulla responsabilità dei propri rettori nella CRUI

b. Silenzio sulla responsabilità dei componenti del CUN

3. I professori nemici della propria Università?

4. Un interessante intervento sulle tre normaliste

1. L’intervento di tre diplomate alla Normale sulla Normale

a. Una vecchia denuncia: lo smantellamento dell’Università statale

Tre diplomate alla Normale il 9 luglio 2021, in occasione della cerimonia della consegna dei diplomi, hanno svolto un intervento che ha avuto e sta avendo una vasta considerazione sui social e, grande novità, su buona parte della stampa nazionale.

Perché tanto clamore? Le tre diplomate hanno nella prima parte del loro intervento ‘semplicemente’ denunciato quello che da anni denunciano diverse organizzazioni universitarie e diversi accademici: il “processo di trasformazione dell’università in senso neoliberale … un’università-azienda in cui l’indirizzo della ricerca scientifica segue la logica del profitto, in cui la divisione del lavoro scientifico è orientata a una produzione standardizzata, misurata in termini puramente quantitativi. Un’università in cui lo sfruttamento della forza-lavoro si esprime attraverso la precarizzazione sistemica e crescente; in cui le disuguaglianze sono inasprite da un sistema concorrenziale che premia i più forti e punisce i più deboli, aumentando i divari sociali e territoriali. Questa, che è una tendenza internazionale, si declina in Italia in maniera particolarmente violenta, accompagnandosi al drastico ridimensionamento dell’università pubblica.”

E le tre diplomate hanno aggiunto: “Le disuguaglianze sono dunque stridenti: il divario di genere; il divario territoriale tra Nord e Sud; e non da ultimo il divario tra i poli di eccellenza ultra-finanziati e la gran parte degli atenei, determinato dalla diminuzione dei fondi strutturali e dall’aumento delle quote premiali: lo abbiamo visto con l’istituzione dei dipartimenti di eccellenza, che in questo quadro non può che apparire odiosa e insensata.”

b. Una nuovissima denuncia: le responsabilità della loro Scuola

L’importante novità sta nella seconda parte dell’intervento delle tre diplomate nella quale, direttamente e duramente, esse espongono le responsabilità del corpo docente della loro Scuola, che “ha infatti promosso quella retorica dell’eccellenza e della meritocrazia, che legittima il taglio delle risorse. Ha incoraggiato la creazione di piccoli poli ‘di eccellenza’ iper-finanziati” e “ancora, la Scuola ha perseguito la deregolamentazione delle condizioni contrattuali del personale esternalizzato di mensa e biblioteca, e sembra ormai aver rinunciato da anni a una presa di posizione esplicita nel dibattito pubblico.

Questo silenzio è stato condiviso anche dalla maggioranza del corpo docente: l’impegno civico è passato in secondo piano rispetto alla produzione scientifica. Perché l’impegno nel dibattito pubblico, lo schieramento aperto a favore o contro precise scelte politiche, è considerato una macchia di cui l’accademico di oggi non deve sporcarsi? Questa disabitudine all’impegno, che sempre di più ci viene insegnata, è pericolosa: mentre esitiamo a esporci, e guardiamo con pessimismo all’esito di ogni nostra eventuale battaglia, ci chiediamo invece quanta forza in più avrebbe avuto la nostra voce se fosse stata accompagnata e sostenuta da quella delle nostre e dei nostri docenti.” “Il nostro malessere è intrinsecamente legato a un modello – quello dell’accademia neoliberale – che la Normale non fa niente per contrastare ma tutto per corroborare.”

 

2. Per esempio, il silenzio dei professori sulla legge sul precariato

La Camera ha recentemente approvato una pessima Legge (v. nota), ora in discussione al Senato, che, in piena continuità con le scelte neo-liberiste degli ultimi decenni, ‘prende atto’ dell’espulsione di quasi tutti gli attuali precari e riproduce una massa di nuovi precari che dovranno aspettare anche diciassette anni prima della stabilizzazione di una piccola parte di loro.

a. Silenzio sulla responsabilità dei propri rettori nella CRUI

La CRUI ha approvato all’unanimità un documento (v. punto 1.a) che richiede una ‘soluzione’ del precariato persino peggiore di quella prevista dalla legge in discussione. In quali Atenei i professori hanno pubblicamente contestato al proprio rettore la posizione assunta?

b. Silenzio sulla responsabilità dei componenti del CUN

In una Nota del Presidente del CUN (v. al punto 3) si chiede di peggiorare la legge sul precariato in discussione. C’è stato qualche componente del CUN che abbia preso pubblicamente le distanze dalla Nota? C’è stato qualche professore che abbia pubblicamente contestato al suo eletto la posizione assunta?

Nota. Il testo approvato alla Camera è stato fortemente criticato (“inaccettabile”) da otto Associazioni universitarie, la cui audizione è cominciata nella Commissione Istruzione del Senato. V. documento unitario.

3. I professori nemici della propria Università?

“Sulle questioni universitarie il «nemico» non è il parlamento o i partiti ma esso sta all’interno stesso dell’università. È costituito da un corpo accademico in larga misura conservatore, pigro, ancorato ai propri piccoli privilegi categoriali.”

Questo si scriveva sul Manifesto del 10 settembre 1986, 35 anni fa! Cosa è cambiato nel frattempo? (v. l’intervento a pag. 2 di “Università Democratica” n. 25 Settembre 1986).

4. Un interessante intervento sulle tre normaliste

Si segnala l’intervento di Anna Mallamo (“Merito” ed “eccellenza” etichette retoriche o strumenti di equità) sulla Gazzetta del Sud.

Anna Mallamo, tra l’altro, scrive: “Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia Grossi hanno diviso in tre parti uguali il loro fermo, nitido discorso, per il quale c’è voluto un grande coraggio: hanno guardato negli occhi l’istituzione che aveva appena dato loro la patente di “eccellenti” per puro “merito” e, pur riconoscendo ed esprimendo gratitudine per la qualità della formazione ricevuta, ne hanno denunciato la logica di fondo, la retorica dell’eccellenza e della meritocrazia fondata sul modello neoliberale della produttività, della competitività sfrenata e dell’individualismo che essa sottende.”

Tags: consegna diplomidiscorsosmantellamento Università stataleTre diplomate alla Normale
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