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COVID, cronaca di un disastro annunciato

Tre mesi fa, eravamo all’inizio di luglio, il COVID, in Italia, era quasi sconfitto. Un centinaio di casi al giorno, pochissimi pazienti in terapia intensiva, strascico dei tragici mesi primaverili. Non poche, anche tra gli esperti – ma attenzione, non tra i virologi – erano le voci che diffondevano pareri rassicuranti: il COVID non esiste più come manifestazione clinica; il virus è mutato, non è più letale, ecc.

Non tutti erano dello stesso avviso, anzi, perlopiù gli esperti avvisavano che vi sarebbe potuta essere una nuova ondata in autunno, che non c’erano evidenze scientifiche della mutazione e minor letalità del coronavirus,

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ecc. Ma non vi è dubbio che i comportamenti delle masse siano stati influenzati dal corto circuito informativo, dal fatto che nemmeno gli esperti fossero d’accordo tra di loro. Ognuno di noi ha potuto credere a chi gli faceva più comodo credere e spesso abbiamo creduto a chi ci consentiva di riprendere la vita di prima.

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terapia intensiva coronavirus

L’aumento dei contagi di agosto è da ascrivere, complici le vacanze, alla rilassatezza estiva. Poi, però, per alcune settimane l’aumento di contagi si è arrestato e sembrava poter essere tenuto sotto controllo. Era un’illusione.

A distanza di tre settimane dalla riapertura delle scuole e dalla ripresa a pieno ritmo delle attività lavorative, i contagi hanno ripreso a galoppare e in circa una settimana sono quasi raddoppiati. Le previsioni sono fosche. Secondo Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute, “È stato sottovalutato il fatto storico che tutte le pandemie hanno una seconda ondata più pericolosa della prima”, e ancora “rischiamo fra un mese di avere oltre 8 mila casi al giorno e tra due mesi, quando arriverà l’influenza, di avere 16 mila casi in un giorno”.

Ricciardi è critico anche con la gestione dell’emergenza da parte delle regioni e aggiunge “Ora ci sono Regioni che si sono fatte trovare più o meno preparate, e la mia preoccupazione è che questa preparazione non sia ancora adeguata a maggior ragione per quando arriverà l’influenza, e ci sono altre Regioni che si sono fatte trovare più impreparate, cioè non hanno aumentato quella capacità di testing che era presumibilmente necessaria e si è rivelata assolutamente necessaria”. Dichiarazioni non gradite da molti governatori, ma non c’è dubbio, che per quanto la capacità di testing e tracciamento dei casi sia migliorata, in più di una regione sia ancora mediocre, con tamponi eseguiti in ritardo e con un tracciamento dei contatti tutt’altro che rigoroso.

Non c’è solo Ricciardi a criticare la gestione della pandemia. Il prof. Crisanti più che sulle regioni punta il dito sul governo, dichiarando che invece che spendere i soldi per comprare i banchi con le rotelle si sarebbe dovuto investire sul sistema sanitario.

Possiamo discutere di chi sia la colpa di questa recrudescenza del virus, se dei comportamenti individuali, delle dichiarazioni di certi medici, della disorganizzazione sanitaria delle regioni o delle decisioni del governo, quel che è certo è che ci troviamo a un punto critico, in cui i ricoverati aumentano e in certe regioni, vedi Lazio e Campania, le strutture sanitarie cominciano a dare segni di difficoltà. E’ per altro vero che i ricoverati in terapia intensiva e le vittime non sono confrontabili in termini numerici a quelli di questa primavera. Ma quali sono le cause? Al fatto che il virus è meno letale?

La scienza è concorde sul fatto che il virus non ha subito mutazioni consistenti, per cui le cause della minore gravità che sta assumendo devono essere ricercate altrove.

Innanzitutto, è aumentata la capacità di scovare i contagi. Significa che se oggi si trovano 5000 positivi in un giorno, i contagi reali saranno superiori ma non di tantissimo rispetto a quelli trovati. Il doppio? Il triplo? Probabilmente non di più. Nei periodi peggiori di questa primavera, a 8000 o 9000 contagi trovati ne corrispondevano, probabilmente, più di 50000 reali.

La circolazione del virus era maggiore, la consapevolezza che circolasse minore, di conseguenza era più facile ammalarsi ed era più facile che gli asintomatici contagiassero le persone più fragili, come gli anziani e i malati cronici. Oggi, si fa molta più attenzione a proteggere la popolazione più debole e l’età media delle persone trovate positive al virus è, infatti, drasticamente scesa.

Il minor numero di contagiati gravi e di vittime è dunque da ascrivere, con ogni probabilità, al fatto che si è in grado di intercettare il contagio prima, di curarlo meglio – sia perché qualche cura efficace è stata trovata, sia perché gli ospedali non sono, per ora, in emergenza – e al fatto che la fascia di popolazione più debole è più protetta.

Ma se i contagi continueranno ad aumentare a questo ritmo c’è di nuovo il rischio di portare al collasso le strutture sanitarie, di ridurre la capacità di tracciamento dei casi e di protezione dei più deboli. E le conseguenze, se non tragiche come quelle primaverili, potrebbero essere molto pesanti. Con la novità che questa volta il Sud Italia non sarà risparmiato.

One thought on “COVID, cronaca di un disastro annunciato

  1. Basta balle, siamo stufi di essere presi per i fondelli.
    Smettetela con sto Covid e dite la verità:
    “Influenza, tangenti, favoritismi,
    dittatura” .

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