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Firenze, domani l’inaugurazione della mostra “Indispensabili infermieri” di Massimo Sestini

Scorrono sulle pareti della suggestiva Sala d’Arme di Palazzo Vecchio le 34 immagini scattate dal noto fotoreporter Massimo Sestini all’interno dell’ Ospedale di Santa Maria Nuova, il più antico del mondo ancora in attività, nei giorni caldi del coronavirus. Un reportage a 360 gradi realizzato in tutte le sezioni

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dell’ospedale, dalle sale operatorie ai reparti più diversi compresi quelli Covid. Ne sono protagonisti gli “Indispensabili infermieri”, questo il titolo della mostra, che Sestini ha voluto fissare con la sua macchina fotografica durante cinque giorni e cinque notti passate in corsia assieme agli operatori sanitari. Un’esperienza che viene trasmessa con grande efficacia dalle immagini proiettate e che sono riprodotte su grandi pannelli all’interno dell’ospedale e per questo, nel rispetto delle norme vigenti, non accessibili al pubblico, ma solo agli operatori sanitari, ai pazienti e ai loro familiari. Il progetto della mostra è nato dalla volontà della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus di documentare il prezioso lavoro, svolto in questi mesi dal personale infermieristico, proprio in occasione dei 732 anni di vita della struttura ospedaliera.

La mostra in Palazzo Vecchio, realizzata in coproduzione con il Comune di Firenze e in collaborazione con MUS.e,  verrà inaugurata domani, martedì 23 giugno, alle ore 15, e rimane aperta, ad ingresso gratuito, fino al 5 luglio, dal lunedì alla domenica (giovedì escluso), con orario 15-20.

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«Siamo grati al Comune di Firenze e a MUS.e per aver reso possibile condividere con un pubblico più ampio il lavoro svolto da Massimo Sestini all’interno del nostro ospedale in un momento così drammatico e cruciale» commenta  Giancarlo Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus. «Come è ben rappresentato dalle foto, i nostri infermieri sono stati magnifici. Dalle immagini emerge la professionalità e la dedizione con cui svolgono le più diverse mansioni. Invito tutti a guardarli negli occhi, per leggervi il dramma che hanno vissuto insieme agli altri operatori e ai tanti pazienti con cui sono entrati in contatto».