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Addio a diesel e benzina, dalla Norvegia all’Italia ecco le date

TORINO – Il dado è tratto: il motore a combustione interna è destinato all’estinzione. La domanda ormai è solo quando. L’industria dell’auto ha impresso una decisiva accelerazione verso l’elettrificazione poiché ha preso atto che la proposta in discussione presso la Commissione Europea prevede un taglio delle emissioni di CO2 per vetture e commerciali leggeri del 60% entro il 2030 (rispetto al 37,5% della legislazione attuale), seguito da uno del 100% entro il 2035. Tagliare le emissioni del 100% significa che diventerà impossibile vendere veicoli con motori a combustione interna che, bruciando del carburante, emettono anidride carbonica.

Così da inizio anno è iniziata una corsa alla presentazione di piani strategici che puntano solo a modelli alimentati a batteria. In febbraio con il piano Reimagine, Jaguar aveva annunciato la svolta verso l’elettrico dal 2025. “Non c’è futuro a lungo termine per le auto endotermiche,” aveva spiegato a marzo Henrik Green direttore tecnico di Volvo, annunciando che dal 2030 la casa svedese avrebbe venduto solo vetture elettriche eliminando gradualmente tutti i modelli benzina, diesel e anche ibridi. Poi anche Ford Europa ha annunciato un “solo a batteria” dal 2030.

Con il programma Accelerate di marzo, la marca Volkswagen aveva deciso di voler raddoppiare al 70% la quota dei veicoli elettrici venduti in Europa entro il 2030, ma a fine giugno ha alzato l’asticella, annunciando di eliminare le vetture termiche in Europa tra il 2033 e il 2035. Un piano ancora più ambizioso quello di Audi, che sarà solo elettrico entro il 2033 e dal 2026 lancerà solo modelli a zero emissioni sul mercato globale. Anche Renault ha impresso una forte accelerazione alla strategia elettrica con l’obiettivo di avere il mix più verde del mercato europeo nel 2025: oltre il 65% delle vendite di veicoli a batteria e poi salire fino al 90% nel 2030.

E per quanto riguarda i singoli paesi? Ecco la top 10 della fine dei motori diesel e benzina, anche nella variante più ecologica, i plug-in ibridi.

Norvegia: 2025 (4 ANNI)

La Norvegia sarà il primo paese europeo a bandire la vendita di vetture a combustione interna tra 4 anni, a partire dal 2025. “Siamo sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo” ha spiegato il presidente della Federazione stradale norvegese, Øyvind Thorsen commentando i risultati dello scorso anno quando le vendite di vetture elettriche (BEV) hanno superato quelle alimentate da motori a benzina, diesel, ibridi e ibridi plug-in. Con il 54,3% di vendite di elettriche pure nel 2020 rispetto al 42,4% del 2019 e appena l’1% di dieci anni fa, il paese nordico è il primo al mondo per quota di vetture solo a batteria. L’Audi e-tron è stata la più venduta lo scorso anno e anche nei due anni precedenti le leader erano completamente elettriche: la Tesla Model 3 (2019) e la Nissan LEAF (2018). Per il 2021 la previsione è superare il 65% di e-car.

Danimarca: 2030 (9 ANNI)

Per centrare gli obiettivi formulati nel 2018 di vietare la vendita di nuove auto con motori benzina e diesel entro il 2030 e delle ibride plug-in dopo il 2035, in dicembre il Parlamento danese ha approvato un piano fiscale con un budget di circa 340 milioni di euro così da mettere in circolazione almeno 775.000 auto elettriche e ibride entro la fine del decennio. Il piano prevede un aumento graduale delle tasse legato alle emissioni di CO2 per le auto con motore a combustione interna e incentivi per le auto elettriche e la ricarica. “L’auto elettrica media sarà decisamente più economica nei prossimi anni”, ha spiegato il ministro delle finanze Morten Boedskov, perché l’obiettivo del Governo è arrivare a un milione di auto a basse emissioni entro il 2030. Attualmente sono solo 20.000 le auto elettriche in Danimarca, lo 0,8% dei 2,5 milioni di auto in circolazione.

Islanda (2030) 9 ANNI

Con il 25% di quota di elettriche e il 45% di plug-in, l’Islanda è diventata silenziosamente uno dei mercati con la più alta penetrazione di veicoli elettrificati, ma le basi per il trasporto a basse emissioni di carbonio sono state gettate decenni fa. L’energia rinnovabile, i bassi prezzi dell’elettricità abbinati agli alti prezzi dei combustibili fossili e un alto tasso di urbanizzazione rendono l’Islanda un mercato ideale per i veicoli a batteria. Con quasi il 100% dell’elettricità generata da fonti rinnovabili (tre quarti idroelettrica e un quarto geotermica) l’Islanda, insieme alla Norvegia, è l’unico paese che può fornire ricariche con energia verde.

Irlanda (2030) 9 ANNI

Il Governo irlandese ha grandi ambizioni per accelerare l’adozione di veicoli elettrici sfruttando le potenzialità di un paese relativamente piccolo dove il 63% della popolazione vive in aree urbane con distanze che vanno dai 170 a 260 km. A queste si aggiungono una grande disponibilità di energie rinnovabili che derivano dall’eolico e dal moto ondoso dei mari. Nel 2019 con il Climate Action Plan è stato decretato il divieto di vendita di veicoli a combustione interna dal 2030. Inoltre, lo scorso anno il Governo ha raddoppiato gli investimenti a 36 milioni di euro per un generoso pacchetto di incentivi per veicoli elettrici, investimenti in tecnologie a basse emissioni e infrastrutture di ricarica adeguate. Nel 2020 la quota delle BEV è salita al 4,5% ed è prevista raddoppiare quest’anno.

Olanda (2030) 9 ANNI

I Paesi Bassi, con il 21% di quota di veicoli elettrici e il 4% di ibridi plug-in, sono diventati uno dei principali mercati della mobilità verde sia in Europa sia a livello globale. Oltre ai consistenti incentivi all’acquisto e a sgravi fiscali distribuiti negli anni, l’Olanda vanta il maggior numero di colonnine di ricarica pubblica in Europa. Inoltre, città come Amsterdam, che aspira ad essere carbon free entro il 2030, Rotterdam e L’Aia offrono punti di ricarica pubblici gratuiti su richiesta di privati ??e aziende quando la ricarica domestica o sul posto di lavoro non sia fattibile. Il Governo mira anche ad avere un minimo di 30 città che implementino zone a emissioni zero per la logistica urbana entro il 2025. Il Paese è quindi sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2030 di vendere solo veicoli a emissioni zero.

Slovenia (2030) 9 ANNI

In Slovenia la mobilità verde è stato un tema caldo negli ultimi anni. Anche se la quota di veicoli elettrici è relativamente bassa, appena il 3,1% nel 2020, è cresciuta rapidamente, supportata da incentivi statali, dallo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento e favorita da distanze relativamente brevi tra le principali città. La messa al bando dei veicoli a combustione interna sarà graduale nell’arco di cinque anni e legata ai livelli di emissioni. Secondo il piano introdotto dal Governo nel 2017, la vendita di autovetture e veicoli commerciali leggeri con emissioni di CO2 superiori a 100 g/km sarà vietata dopo il 2025.

Svezia (2030) 9 ANNI

La Svezia punta ad abbandonare i combustibili fossili per le automobili a partire dal 2030, con un piano d’azione sul clima, del dicembre 2019, che ha definito le misure per raggiungere questi obiettivi. Il pacchetto di incentivi adottato finora ha evidentemente favorito la vendita degli ibridi plug-in che a fine 2020 hanno raggiunto il 32% di quota, tuttavia l’incremento in assoluto più altro (+310%) delle elettriche le ha portate al 10% di quota di mercato. La nuova politica di bonus-malus legata alle emissioni di CO2 ha aumentato di 1.000 euro l’incentivo per le elettriche, favorendone la crescita, spinta anche da un incremento del 25% dei benefici fiscali per le aziende che sostituiscono la flotta con veicoli a zero emissioni.

Gran Bretagna (2030) 9 ANNI

La Gran Bretagna che nel 2017 aveva pianificato di vietare la vendita di veicoli endotermici nel 2040, anticipato poi nel 2032, lo scorso novembre lo ha fissato al 2030. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha anche aggiunto che “sarà consentita la vendita di auto e van ibridi plug-in con un’autonomia significativa in modalità elettrica solo fino al 2035″. A sostegno della cosiddetta rivoluzione verde il Governo ha stanziato 1,3 miliardi di sterline in punti di ricarica e 583 milioni in pacchetti di incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici e quasi 500 milioni per la produzione di batterie nelle Midlands e nel nord-est dell’Inghilterra. Alcuni segnali positivi sono emersi già lo scorso anno con le plug-in che hanno raggiunto l’11% di quota e le elettriche il 7%. Dati destinati a crescere anche quest’anno.

Francia (2040) 19 ANNI

La Francia vieterà la vendita di veicoli a benzina e diesel a partire dal 2040, tuttavia non mancano forti pressioni per accorciare questa tempistica al 2030-2035. Nel 2020, il 47% dei veicoli venduti erano a combustione interna, il 15% ibridi di cui il 4,5% plug-in e quasi il 7% elettrici. Nel primo trimestre di quest’anno le quote delle green-car sono in costante aumento: le plug-in hanno superato il 7% e le elettriche sfiorano l’8%. La crescita dei veicoli a zero emissioni continuerà essere sostenuta da vantaggi fiscali e sostegni del governo che ha rimodulato lo schema dei bonus-malus con incentivi fino a 12.000 euro all’acquisto e di contro penalizzazioni fino a 20.000 euro per quelli inquinanti che emettono oltre 220 g/km di CO2. Attualmente in Francia circolano 107.000 veicoli elettrificati e ci sono circa 16.000 punti di ricarica in tutto il paese.

Italia (2040) 19 anni

Il conto alla rovescia per vietare la vendita dei motori a combustione interna è partito anche in Italia. La data limite potrebbe “essere il 2040” ha dichiarato Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile ospite qualche giorno fa di TechTalk (appuntamento quotidiano del gruppo GEDI). Da quella data nel nostro paese ci muoveremo solo in elettrico “con i costruttori che stanno accelerando moltissimo” sia sull’offerta di prodotto sia sulla riduzione dei costi delle batterie. Il Ministro ha anche annunciato incentivi per rinnovare il parco circolante, tra i più vecchi d’Europa. Grazie agli incentivi attualmente in vigore, lo scorso anno la quota delle elettrificate in Italia è salita al 4,3% di cui 2% plug-in e 2,3% elettriche.      

Fonte www.repubblica.it

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