Fare definitivamente chiarezza sulle emissioni prodotte dalla circolazione dei veicoli storici in ambiente urbano: è l’obiettivo dell’accordo siglato a Roma tra l’Automotoclub Storico Italiano (Asi) e l’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Il progetto – firmato da Alberto Scuro, presidente Asi, e da Silvio Brusaferro, commissario straordinario dell’Iss – prevede l’analisi del materiale particellare, degli ossidi di azoto e di altri contaminanti potenzialmente connessi con le emissioni prodotte dai veicoli storici, in relazione agli usi e ai chilometri annuali realmente percorsi.

Secondo l’Asi, “l’impatto ambientale da ricondurre al parco autoveicolare circolante è determinato dai veicoli obsoleti e non certo dai pochi veicoli “storici” certificati, che hanno peraltro una media annua di percorrenza chilometrica molto bassa”.

I veicoli di interesse storico e collezionistico riconosciuti dallo Stato mediante i Certificati di Rilevanza Storica (rilasciati da ASI, FMI, Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo) rappresentano una percentuale minima rispetto al totale del parco circolante in Italia. A livello nazionale sono circa 38.000.000 le autovetture per trasporto di persone circolanti, 6.900.000 delle quali ultraventennali e di queste ultime solo 49.000 quelle “storiche” (poiché in possesso di CRS) registrate al Ministero dei Trasporti. In totale, lo 0,13% del parco circolante totale e lo 0,71% del parco circolante ultraventennale.

“I risultati – conclude Scuro – saranno resi pubblici e messi a disposizione delle autorità competenti, anche a livello europeo, in modo da individuare normative corrette per l’uso consapevole dei veicoli storici rispettando sia la salute ambientale, sia l’enorme valore del motorismo storico, che deve essere tutelato in maniera seria e concreta”.

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