Uno dei più importanti cambiamenti che l’automobile ha vissuto negli ultimi due decenni è quello della ‘connessione’, non solo capace di portare in auto contenuti d’intrattenimento ma anche di spalancare porte come la diagnosi da remoto (2001), le chiamate di soccorso con localizzazione (2003), la trasmissione di dati (2007) e la possibilità di creare a bordo dei veri e propri hotspot in 4G (2014). L’auto non è più, dunque, un mezzo meccanico che si sposta dal punto A al punto B, ma una entità virtuale inserita nella rete, una sostituita dello smartphone, un assistente per consigliarci la strada più conveniente e un ‘meccanico’ a nostra disposizione h24.

Questa rivoluzione, fanno notare gli esperti del settore, sta viaggiando a grande velocità e l’arrivo delle reti 5G completerà la trasformazione, portando ad auto ultra-connesse che saranno definite dal software piuttosto che dall’hardware, veicoli che trasmetteranno e riceveranno enormi quantità di dati e che parleranno alle infrastrutture, al Cloud e ad ogni altro mezzo e utente della stada. Per concretizzare questa nuova realtà, dovrà essere modificata (anche radicalmente) la relazione tra le Case automobilistiche globali e gli operatori della telefonia mobile, per superare quelle che potrebbero essere – non solo tecnologicamente – delle aree di criticità. Secondo Claes Herlitz, head of connected vehicles alla Ericsson, il roaming non potrà essere una soluzione utilizzabile a lungo termine. La soluzione di roaming odierna è stata costruita per un singolo utente che viaggia al di fuori del proprio fornitore di rete locale – ha detto Herlitz – e non per flotte di veicoli ultra-connessi che percorrono regolarmente autostrade su lunghe distanze. In questo ambito la soluzione di roaming presenta molte limitazioni, come la maggiore latenza e grandi ritardi, fino a 120 secondi, nella connettività quando si passa da una rete all’altra”. Una possibile soluzione potrebbe venire da un’alleanza di operatori, ma l’industria ha anche a disposizione la tecnologia con eSIM integrata per il ‘provisioning’ (cioè l’abilitazione dell’utente) in ciascuna rete locale. ”Entrambi aiuteranno un’auto a rimanere connessa – ha ribadito Herlitz – quando viaggerà attraverso Paesi diversi senza il timore di perdere la connettività e i servizi forniti.

La diffusione delle SIM fornite con l’automobile sta però creando problematiche non previste: l’abbonamento alla rete è ‘inglobato’ nella vettura e la rivendita a nuovi proprietari (cosa che può avvenire più volte nella vita del veicolo) richiede la modifica dei contratti. Ciò è complesso se la SIM è ‘sepolta’ dentro l’auto, ma il passaggio alle eSIM – che consentono il provisioning digitale, gestibile da remoto – consentirà di passare da un proprietario all’altro con un’interruzione minima, mantenendo l’auto sempre connessa.

Infine il problema del costo dei dati scaricati durante i cosiddetti aggiornamenti over-the-air. Nei veicoli ultra-connessi, la quantità di ‘Giga’ che fluisce tra macchina, cloud e l’ambiente circostante aumenterà notevolmente, così come il costo del traffico dati.

”I consumatori saranno disposti a pagare per gli aggiornamenti software di routine forniti dalla Casa automobilistica – si è chiesto Herlitz – e al contrario, i costruttori sarebbero disposte a pagare per i dati destinati all’intrattenimento in auto?”. Per risolvere questa sfida, affermano gli esperti, ci sono due alternative: un abbonamento separato per ogni singolo servizio oppure un unico abbonamento utilizzato da più connessioni. Più abbonamenti possono essere attivi simultaneamente quando sono necessari più servizi – ha spiegato il responsabile veicoli connessi di Ericsson – in modo che commissioni e costi vengano fatturati in modo appropriato. Con un solo abbonamento occorre utilizzare la separazione del flusso di traffico per una gestione differenziata del servizio e ottenere così un’analoga attribuzione dei costi in fattura alla parte appropriata. Ericsson ha annunciato prima di Natale un accordo strategico con Microsoft per lo sviluppo di soluzioni destinate alle future generazioni di auto connesse. Il mercato complessivo del settore, secondo gli analisti di Markets and Markets, dovrebbe passare dagli attuali 42,6 miliardi di dollari (dato 2019) a 212,7 miliardi nel 2027.

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