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Auto: tra dubbi e speranze si apre il Salone di Shanghai

(di Andrea Silvuni) (ANSA) – ROMA, 15 APR – Si è aperto il Salone Internazionale dell’auto di Shanghai, finestra biennale perche’ si alterna con quello di Pechino, su un mercato strategico per tutti i player dell’automotive. La Cina, infatti, non e’ solo il più grande mercato automobilistico del mondo, ma rappresenta con i suoi oltre 60 costruttori e le migliaia di aziende della componentistica, un colosso industriale di dimensioni tali da far sentire la sua influenza negli angoli più remoti del mondo. E’ pur vero che le vendite di veicoli nuovi in Cina – a lungo volano della crescita globale – rimangono ‘depresse’ dal 2018 in poi, quando il Paese ha fatto registrate il primo declino degli ultimi decenni. Le immatricolazioni di auto e minibus per passeggeri sono crollate del 18% a 3,24 milioni di unità nei primi due mesi di quest’anno e persino suv e crossover, una volta ‘divorati’ dai consumatori cinesi, hanno visto scendere le loro vendite al 19% in febbraio. Anche i modelli elettrici ed elettrificati accusano segni di rallentamento, ora che il Governo ha ridotto i generosi incentivi e le altre facilitazioni (come l’esenzione dalla ‘lotteria’ a cui i cinesi devo partecipare per ottenere una targa) che avevano gonfiato le vendite dei modelli alimentati a batteria. I numeri, nell’ambito della mobilità elettrica, restano comunque interessanti visto che le immatricolazioni di BEV (100% a batteria) hanno raggiunto nel primo bimestre quota 114mila unità e visto che la categoria più ampia dei modelli con propulsione a energia alternativa, che include i PHEV (ibridi plug-in) è cresciuta nello stesso periodo del 99%. Con l’unico segmento del lusso che non conosce crisi e che, anzi, richiama sempre più i piccoli brand specializzati in supercar e auto personalizzate in Cina, per la ‘massa’ del mercato – quella cioè dei modelli accessibili ai milioni di nuovi ricchi cinesi. La tensione ruota intorno al futuro degli scambi, con Stati Uniti e Cina bloccati in una situazione di stallo che ha intaccato l’economia cinese e che ha, ad esempio, rallentato le importazioni degli Stati Uniti a causa dei dazi elevati. In questo scenario l’elemento di maggiore spicco è rappresentato dallo sforzo che i big dell’auto (premium soprattutto) stanno sostenendo per incrementare l’operatività e quindi per opportunità di guadagno attraverso joint venture locali, oggi destinate a non essere più ‘ingabbiate’ dalla percentuale fissa del 51% del socio cinese. La presenza al Salone Internazionale dell’auto di Shanghai di Bmw, di Daimler, di PSA e del Gruppo Volkswagen mostra con esempi concreti cosa potranno attendersi già di prossimi mesi i clienti di quel vastissimo mercato, senza trascurare però anche ciò che stanno facendo in senso inverso – cioè da oriente verso occidente – i big cinesi, come quel Gruppo Geely che sta facendo shopping molto redditizio e che proprio a Shanghai lancia un altro brand, premium dedicato alle auto elettriche, la Geometry.

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