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Big dell’auto a Torino, misure urgenti per il settore

La filiera italiana dell’auto chiede, compatta, al governo una politica industriale che salvaguardi il settore di fronte alle complesse sfide ambientali e tecnologiche e non metta a rischio l’occupazione. Un invito forte, in un anno che si profila difficile, a cambiare atteggiamento e ad ascoltare di più i protagonisti di un comparto fondamentale per l’economia italiana. “Il settore è strategico e richiede un’attenzione prioritaria che consenta di governare la transizione.

Entro un tempo massimo di due mesi verrà messo a punto un Piano di rilancio sul quale chiederemo l’apertura di un confronto serrato”, afferma il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che illustra con il numero uno dell’Anfia, Paolo Scudieri e il presidente dell’Unione industriale di Torino, Dario Gallina, i risultati del tavolo al quale hanno partecipato i big dell’auto a partire da Fca. “Questo tavolo avvia una stagione di proposte della filiera dell’auto, di tutte le componenti, di tutte le associazioni. E’ una reazione al bonus malus che danneggia 14 modelli italiani, ma è anche un’azione positiva. Abbiamo scelto simbolicamente Torino perché è la città dell’auto”, spiega il leader degli industriali.

Scudieri ricorda i numeri della filiera auto in Italia: 5.700 imprese, 100,4 miliardi di fatturato, pari al 6% del Pil, quasi 259.000 addetti (il 7,1% del settore manifatturiero), una spesa in ricerca e innovazione di 1,7 miliardi di euro l’anno, 74,4 miliardi di euro di gettito fiscale nel 2017. “Affrontare sfide così complesse in tempi così rapidi e in un contesto reso più incerto dal possibile rallentamento dell’economia – osserva – significa per le nostre imprese soccombere o reagire. Il settore deve contare su una politica industriale seria, a supporto dei livelli occupazionali che la riconversione rischia di colpire”. Il presidente dell’Anfia sottolinea che “1 euro di valore aggiunto creato dalle imprese automotive nella fase industriale genera 2,2 euro addizionali di valore aggiunto nell’economia, 10 occupati ne sostengono 20 occupati”.

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