VERONA – Da domani il Regno Unito sarà formalmente fuori dall’Unione europea, ma cosa succederà non è ancora chiaro neanche agli operatori del comparto agromeccanico presenti in massa alla 114/a edizione di Fieragricola. “Con la Brexit prevedo per il 2020 un mercato stabile, con un primo trimestre tranquillo e un maggiore entusiasmo nel secondo semestre; nel 2021 ipotizzo che proseguiranno i negoziati per definire le regole fra Regno Unito e Unione europea. Mentre dal 2022, in caso di tagli dei contributi all’agricoltura, ci saranno problematiche di mercato sulle macchine agricole”. E’ il grido d’allarme lanciato, alla Fiera di Verona, da Alessandro Malavolti, il presidente di FederUnacoma, l’associazione dei costruttori di macchine agricole aderente a Confindustria.

L’Italia ha tutto l’interesse all’approvazione di un’area di libero scambio, senza dazi, dal momento che “le esportazioni italiane ammontano a 23,5 miliardi e l’attivo commerciale per il nostro Paese ammonta a 12 miliardi di euro”, ha ricordato Fortunato Celi Zullo, direttore del “Brexit Help desk” di Ice-Agenzia, con sede a Londra, per assistere le imprese italiane. “Ci sarà un periodo di transizione fino al 31 dicembre, ma formalmente da domani il Regno Unito è un paese terzo – ha concluso Celi Zullo -. La volontà del Regno Unito è quella di raggiungere un accordo di libero scambio, ma è chiaro che la posizione deve essere condivisa”.

Le scelte politiche oltremanica preoccupano le imprese presenti a Fieragricola. “Prevedo un perdurare una situazione di incertezza, che dovrà far fronte anche a tensioni interne che sta vivendo il Regno Unito – ha detto Antonio Salvaterra, direttore marketing del gruppo Argo Tractors (Landini, McCormick, Valpadana) -. Fino al 2007 avevamo uno stabilimento nel Regno Unito. Oggi, invece, ci affidiamo a un importatore e attendiamo di capire quali regole verranno applicate ai nostri prodotti e servizi”. “Prevediamo – ha poi lamentato Liliana Carraro, responsabile relazioni esterne del gruppo Antonio Carraro di Campodarsego, leader nel segmento dei trattori specializzati per vigneto e frutteto – un incremento di burocrazia, ma attualmente è per noi un mercato in crescita per effetto dei cambiamenti climatici, che stanno portando a un aumento delle superfici a vigneto e coltivazioni come i frutti di bosco, con conseguente richiesta di macchine ad alta tecnologia”.

Un aspetto che potrebbe complicare la vita dei costruttori di macchine agricole riguarda la Mother Regulation, i regolamenti comunitari sulla omologazione stradale e ai fini della sicurezza di alcune tipologie di macchine agricole (trattori, macchine trainate, inclusi i rimorchi). “La Gran Bretagna – ha osservato Roberto Guidotti, responsabile tecnico di Cai (Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani – dovrà decidere se tutti gli atti emanati da Bruxelles perdono di valore. Il rischio è che, qualora il Regno Unito dovesse non riconoscere la validità degli atti legislativi comunitari, si blocchi temporaneamente il mercato, perché le macchine omologate da Ue non avrebbero più una omologazione valida nel Regno Unito. Se invece il ministero delegato ai trasporti dovesse adottare un regolamento ponte, in attesa di definire regole specifiche per l’omologazione nel Regno Unito, i costruttori si ritroverebbero un carico maggiore da sostenere in termini di procedure e burocrazia, con aggravio di costi. E per i trattori agricoli l’omologazione è obbligatoria”.

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