
ROMA – La strada verso la transizione elettrica sembra ormai bene avviata. In Italia la vendita di vetture elettriche e ibride negli ultimi tre mesi è cresciuta addirittura del 237% (con il 2,7% di quota). Ma l’auto alla spina per affermarsi come fenomeno di massa ed essere economicamente sostenibile deve ancora superare alcuni scogli. E non si tratta solo della rete infrastrutturale ancora poco capillare o dei tempi di ricarica ancora troppo lunghi, ma di una visione globale, di un nuovo piano urbanistico e di una nuova politica industriale capace di reindirizzare consumi, investimenti ed occupazione. Tutte cose che in Italia ancora mancano.
E’ quanto emerso nel webinar Prospettive europee della mobilità: il ruolo dell’auto elettrica, organizzato da ExpoMove, la fiera della mobilità elettrica e sostenibile che quest’anno, a causa del Covid, si svilupperà attraverso una serie di incontri online, per poi tornare in presenza a maggio del 2021. La necessità di una maggiore pianificazione per gestire la transizione è un tema che mette d’accordo tutti, dall’industria agli ambientalisti. Come ha detto nell’incontro il responsabile mobilità di Legambiente Andrea Poggio: ‘’la green mobility non ha bisogno di spintarelle, bonus e incentivi messi a casaccio. Bisogna saper costruire un nuovo mercato. Le misure finanziarie del Governo sono efficaci solo se inquadrate in una prospettiva chiara. Altrimenti basta bonus, anche per le biciclette e la micromobilità elettrica’’. Via libera invece, propone Legambiente in un pacchetto di proposte per la prossima legge di bilancio, ad un benefit aziendale annuale sino a mille euro a dipendente per abbonamenti, sharing mobility o mezzi elettrici leggeri, esteso anche ai familiari a carico. Altra proposta è quella di abbassare l’Iva per tutti i servizi di sharing mobility e noleggio a breve al 10%, come per i trasporti pubblici. C’è poi il tema della riprogettazione delle città, con la previsione di incentivi per quei progetti che prevedono la realizzazione di piste e percorsi ciclopedonali, o il ridisegno di strade e piazze per privilegiare la mobilità leggera.
La necessità di una nuova politica industriale che gestisca la mutazione della mobilità è stata sottolineata anche dal Managing Director di Anfia e Ceo di Anfia Service Gianmarco Giorda. Anche l’Associazione della filiera automotive in Italia ha presentato al Governo le sue proposte per rendere sostenibile lo sviluppo della mobilità elettrica, che si dividono in tre filoni: infrastrutture per la ricarica pubblica e privata, con allineamento dei costi alla tariffa domestica residenziale e la detrazione fiscale per l’installazione di punti di ricarica privati; sostegno alla domanda, con il prolungamento delle misure di ecobonus almeno fino al 2026, l’estensione ai veicoli commerciali e l’aumento della dotazione per il 2021; sostegno all’industria. Qui l’Anfia, che riunisce le aziende di componentistica presenti in Italia, chiede al Governo lo stanziamento di risorse per supportare la partecipazione delle imprese italiane ai progetti finanziati dall’Ue sulle batterie ed i veicoli autonomi. Inoltre, ha precisato Giorda, poiché l’avvento dell’auto elettrica (che ha un contenuto di componenti nettamente inferiore alle auto tradizionali), ‘’senza un atteggiamento proattivo da parte del Governo, mette a rischio importanti pezzi della nostra industria’’, Anfia chiede un pacchetto di misure mirate al sostegno e alla riconversione della filiera, ‘’da inserire anche nel prossimo Recovery Plan’’. In particolare, il rafforzamento del credito d’imposta in Ricerca e Sviluppo, incentivi fiscali per la formazione delle nuove competenze e riqualificazione delle figure professionali connesse all’elettrificazione e la creazione di indirizzi di studio coerenti con le nuove esigenze del settore. ‘’Fondamentale – ha affermato Giorda – è anche rivisitare tutti gli strumenti negoziali, come i contratti di sviluppo, per favorire investimenti di aziende automotive straniere in Italia, per colmare alcuni gap di filiera. ‘’Nello stesso tempo, per affrontare la concorrenza, Anfia sta lavorando all’identificazione di strumenti finanziari che aiutino l’aggregazione di piccole e medie aziende italiane. Magari assicurando benefici fiscali a chi sceglie questa strada’’.
Fonte www.repubblica.it











