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Donne in moto, il giro del mondo delle biker

ROMA – Senso di appartenenza, libertà, condivisione, emancipazione, lotta contro i pregiudizi. Sono queste le motivazioni che spingono sempre più donne nel mondo a scegliere le due ruote, anche in Paesi dove fino a qualche anno fa era impensabile immaginare di vedere una donna in sella a una moto. E invece è accaduto, come in Arabia Saudita dove, con l’abolizione due anni fa del divieto di guida per il sesso femminile, sono nate le prime scuole guida dove le donne possono anche sperimentare l’ebbrezza delle due ruote, nonostante non si possano ancora emettere le patenti. Comunque sono numerose in tutto il mondo le iniziative di diverse case motociclistiche e associazioni no profit impegnate ad abbattere gli stereotipi e i pregiudizi legati alle biker, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Women of Wheels 

Un esempio arriva dal Venezuela dove, in risposta a una società ancora molto maschilista, è stato fondato il gruppo delle Ratgirls, le biker di Caracas viaggiano in gruppo per ridurre il pericolo di aggressioni e indossano giacche di pelle nera con la scritta “Long life”. Non è da meno il Pakistan, dove il programma Women on Wheels, che ha coinvolto più di 5.000 partecipanti, è nato con lo scopo di contribuire a ridurre gli stereotipi e i tabù facendo emergere valori come libertà e indipendenza. Un obiettivo condiviso anche da We for Women, l’iniziativa di Royal Enfield, casa di motociclette indiana, che ha fornito le proprie moto alle poliziotte di Bangalore, permettendo loro di emanciparsi all’interno del corpo di polizia. Sempre in India, le Biking Queens si impegnano a diffondere messaggi educativi e di empowerment femminile nelle scuole del Paese. Nel 2019 le Biking Queens hanno raggiunto in moto Londra in 89 giorni, attraversando 21 Paesi con il claim “Ride for Women’s Pride”. E durante l’emergenza Covid-19, hanno supportato le comunità locali distribuendo alimenti e beni di prima necessità. Una storia simile arriva anche da Nairobi, in Kenya, dove il club Piki Dada, nella lingua locale “sorelle di moto”, è nato con l’obiettivo di avvicinare il mondo femminile alle due ruote. Mentre, nelle zone rurali dello Zimbabwe l’adozione di tricicli elettrici a cinque posti, chiamati ‘Hamba’, da parte della start-up Mobility for Africa ha permesso alle donne di trasportare e vendere i prodotti coltivati nei mercati lontani dai villaggi e di portare con molta più facilità l’acqua potabile a casa.

Anche in Italia le due ruote sono sempre più rosa: ne è un esempio BikerX, la prima scuola di guida sicura su strada certificata FMI fondata da una donna. “La passione per la moto mi accompagna da sempre, ma solo pochi anni fa ho finalmente trovato il coraggio di mettermi in sella – spiega Eliana Macrì, fondatrice di BikerX –. Aprire una scuola di guida sicura è stato un ulteriore passo in avanti, la realizzazione di un vero e proprio sogno nel cassetto. Oggi BikerX vanta numerosi corsi rivolti a neofiti ed esperti, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Il senso di libertà che assicura la moto infatti è meraviglioso, ma non va dimenticato che quando si è in sella la sicurezza deve sempre essere messa al primo posto’’.

Biking Queens 

In Australia, invece, sono nate The Bendigo Girl Riders, un gruppo di oltre 100 donne accomunate da storie segnate da divorzi e violenze domestiche che sfrecciano insieme spinte dalla voglia di riscatto e di riprendersi in mano la loro vita. La determinazione e il coraggio hanno spinto anche nel Regno Unito le oltre 3 000 componenti di Women Riders World Relay a correre insieme per esaudire un sogno comune:  compiere il giro del mondo su due ruote. Partendo dall’estremo nord-est della Scozia hanno attraversato tutti e 5 i continenti. Negli Stati Uniti, invece, è impossibile non notare le Caramel Curves, le ragazze di New Orleans dalle personalità eccentriche e dagli outfit scintillanti, che diffondono messaggi di empowerment in sella alle loro moto e organizzano iniziative culturali e sociali.

Fonte www.repubblica.it

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