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Fca-Psa, quando la Fiat Topolino si fabbricava in Francia

Si parla di fusione tra FCA e PSA, ma per la gente comune è il matrimonio tra Fiat e Peugeot-Citroen, cioè fra grandi e storiche aziende (la prima nata nel 1899, la seconda nel 1896, la terza nel 1919) e che vantano una lunghissima storia di collaborazioni e partecipazioni – per lo più dall’Italia verso la Francia – con la complicità di un’altra grande famiglia, quella dei Michelin. Un primo sbarco delle automobili torinesi in Francia avviene infatti nel 1907 con l’avvio della distribuzione tramite l’importatore Loste. Fiat vuole però presidiare direttamente il business e già nel 1929 viene fondata la Safaf (Société Anonyme Francaise des Automobiles Fiat) controllata da Torino. Dopo la grande depressione del 1929 e per effetto delle limitazioni alle importazioni nei vari Paesi, anche la Safaf si trova in difficoltà in Francia e – dopo aver cambiato denominazione sociale in Société Anonyme pour la fabrication en France avvia nel 1932 la produzione in loco della Balilla e della Ardita. Nel 1934 si evidenzia l’esigenza di allargare la gamma dei modelli per la Francia: nasce così la Simca (Société industrielle de mécanique et de carrosserie automobile) guidata da Enrico Teodoro Pigozzi, già dirigente della Safaf. Questo brillante manager sviluppa rapidamente Simca, che continua a lavorare su licenza Fiat – nel 1936 viene lanciata la Simca 6, versione francese della Topolino – e allarga la produzione con altri modelli di successo. Gli sconvolgimenti politici di quegli anni provocano quello che è da considerarsi il primo ‘divorzio’ tra Francia e Fiat, con un progressivo distacco della Simca da Torino legato al rifiuto del Governo francese di sinistra di ‘accostarsi’ all’Italia del regime mussoliniano di quegli anni. La storia di Simca si intreccia di nuovo, molti anni più tardi, con quella di Fiat Chrysler Automobiles. E’ il 1958 e l’azienda ha raggiunto dimensioni di spicco, tanto da essere il secondo gruppo francese dopo Renault. Nel dopoguerra si sono costruite ancora auto su licenza Fiat in Francia, come la Aronde progettata assieme alla 1400; ma il distacco tra le due Case è ormai vicino. Pigozzi ha grande successo, così da considerare di aprire le sue esportazioni – già attive in molti mercati – anche verso gli Usa. Per farlo viene siglato un accordo con Chrysler che acquista il 15% di Simca che era nelle mani di Ford (quale risultato dell’acquisizione da parte della stessa Simca di Ford France) a cui si aggiunge il 10% posseduto da Fiat.

Passano una decina di anni e l’industria italiana ‘numero uno’ è di nuovo in scena in Francia. E’ il 1968 e Fiat entra nel capitale di Citroen – la marca controllata dal 1934 dalla famiglia Michelin – attraverso la holding Pardevi (Participations et Développement Industriel – Partecipazioni e Sviluppo Industriale) costituita allo scopo con gli industriali della gomma. Il 49% del Double Chevron passa così a Torino, mentre Michelin conserva il restante 51% con opzione di vendita a Fiat. Per fronteggiare la difficile situazione legata all’assenza di un modello Citroen di grande diffusione, si avvia rapidamente il progetto Y che condivide elementi costruttivi con la Fiat 127. Purtroppo la collaborazione avviata con un accordo preliminare nel 1968, e voluta personalmente da Umberto Agnelli non porta ad alcuno sbocco e viene ‘cancellata’ nel 1972. Gli storici attribuiscono questo stop al generale de Gaulle – che pronuncia la frase ”Impossible! Citroen c’est la France!” – ma nemmeno il presidente Georges Pompidou subentrato a de Gaulle nell’aprile 1969 mostra di apprezzare e sostenere l’iniziativa.

Va ricordato, tuttavia, che questo primo avvicinamento tra Fiat e Citroen, genera la produzione su licenza francese fra il 1974 e il 1987 del veicolo commerciale Fiat 242, primo mezzo ‘moderno’ e capostipite di una proficua collaborazione fra Torino e Parigi che dà vita alle attività di Sevel Sud (1981) e Sevel Nord (1988), oltre che generazioni di furgoni e veicoli leggeri da trasporto – prima fra tutte le famiglie dei Ducato – che hanno sostenuto con il loro successo sia Fiat che Peugeot e Citroen.

Una curiosità: tra il 1968 e il 1975 Citroen è stata proprietaria di Maserati, oggi uno dei gioielli di FCA. Nello stesso anno dell’accordo preliminare fra Fiat e Michelin, il colosso francese acquistò dai fratelli Omar e Adolfo Orsi la Maserati per poter sviluppare il motore di una nuova ammiraglia francese. Di fatto il controllo francese proseguì anche dopo la revoca degli accordi generali (1972) e permise Citroen di disporre dei motori V6 Maserati per il lussuoso modello SM. Di questi anni anche modelli di spicco, tutti realizzati dall’ing. Giulio Afieri, come la Bora V8, la Merak V6 e la Kashmin. La crisi petrolifera e altre difficoltà mettono in ginocchio la Maserati fino quando nel maggio 1975 Citroen annuncia che l’azienda è posta in liquidazione. Maserati evita però la chiusura e nell’agosto dello stesso anno passa con l’aiuto della GEPI all’imprenditore italo-argentino De Tomaso, Successivamente un 5% di Maserati viene venduto a Chrysler, ma questa è un’altra pagina di storia.

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