Taxi volanti, droni che monitorano ponti o trasportano sacche di sangue, una rete stradale a 150 metri dalle nostre teste ed aree libere dove poter sperimentare soluzioni per una mobilità veloce e pulita. Questi gli obiettivi che hanno spinto la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, e il presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo, a siglare un accordo. Il progetto, dal titolo inglese ‘Urban Air Mobility’, punta insomma a spostare in alto il traffico. Si guarda al futuro, senza dare scadenze precise.

D’altra parte i target sono ambiziosi, soprattutto per l’Italia. Si cerca, infatti, di imprimere una svolta, improntando “una strategia nazionale” che riesca a coinvolgere anche i privati, forte del sostegno pubblico, sancito dall’intesa tra l’esecutivo e l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Tra le frontiere individuate nel protocollo anche gli “air-taxi”. Le navette dei cieli sembrano ormai non essere più delegate ai film, tanto che Uber ha dichiarato pubblicamente di crederci. E poi, c’è la consegna di sangue per gli ospedali via droni, che potrebbe essere messa rapidamente in campo. Intanto gli urbanisti sono chiamati a disegnare un’infrastruttura per gli spostamenti sotto i 150 metri d’altezza, il cosiddetto “U-spase”. Il tutto chiamando i cittadini a dire la loro, nell’ambito di quelli che l’accordo chiama “Living labs”, in modo che le comunità possano seguire l’evoluzione dei progetti passo passo.

Per realizzare il nuovo sistema di mobilità occorrere secondo quest’intesa anche dare spazio ai test, dedicando delle zone ai progetti pilota. Un po’ quel che accade oggi, si spiega, per i droni al Dora Lab di Torino. “Iniziano a vedersi le prime sperimentazioni ed è importante che queste proseguano e vengano create delle sand box – dei recinti ad hoc – che dimostrino la validità e l’impatto sociale positivo di queste innovazioni”, dice Pisano. E Zaccheo fa notare come “tematiche che solo pochi anni fa erano ritenute fantascientifiche” adesso siano invece “già reali”: dai voli suborbitali a quelli ipersonici.

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