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Nuova batteria a flusso redox a base organica

ROMA – Una delle maggiori sfide della dilagante elettrificazione della mobilità è rappresentata dall’autonomia offerta dai veicoli elettrici e proprio per questo motivo la ricerca si sta concentrando su batterie sempre più performanti in grado di garantire lunghe percorrenze insieme ad affidabilità, sicurezza e costi contenuti.  Tra le ultime novità in questo movimentato comparto, Mikhail Vagin, Canyan Che, Viktor Gueskine, Magnus Berggren e Xavier Crispin, ricercatori del Department of Science and Technology, Laboratory of Organic Electronics, dell’università di Linkoping, in Svezia, hanno sviluppato una nuova batteria a flusso redox a base organica. Le batterie a flusso redox sono batterie di tipo stazionario, il cui elettrolito può essere immagazzinato all’esterno della cella stessa, per essere utilizzato quando e dove necessario.
In genere vengono commercializzate con il prefisso “eco”, poiché rendono possibile l’immagazzinamento dell’energia prodotta in eccesso, ad esempio dai pannelli solari o dai sistemi eolici, per poi utilizzarla quando serve. Tuttavia, le batterie a flusso redox contengono spesso vanadio, un metallo decisamente raro e dai costi non indifferenti. Tra l’altro, secondo gli studi effettuati, l’elettrolito in cui è immagazzinata l’energia in una batteria a flusso redox può essere a base d’acqua, il che rende la batteria sicura da utilizzare, ma ha come risvolto negativo una densità di energia inferiore. Mikhail Vagin, a capo della ricerca, e i suoi colleghi del laboratorio di elettronica organica hanno quindi cercato di ovviare al problema, sviluppando una batteria a flusso redox a base di materiale organico, che permettesse di eliminare il vanadio. Terminata la fase di test sarà possibile prendere in considerazione gli eventuali campi di utilizzo pratico. (m.r.)

Fonte www.repubblica.it

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