
ROMA – L’auto come un caccia militare, i primi a pensarlo sono stati gli ingegneri della Lamborghini. I quali si sono ispirati alla vernice antiradar e antiriflesso all’aereo statunitense Stealth per realizzare la colorazione della Reventòn. Supercar presentata nel 2007 al Salone di Francoforte che può essere considerata a tutti gli effetti la capostipite delle vetture finite all’esterno con una verniciatura opaca, o meglio matt se si vuole usare il termine tecnico in inglese. L’idea di impiegare tinte del genere anche sui mezzi civili terresti era a dire il vero già venuta ad alcuni produttori di moto come Ducati e Harley Davidson. Il marchio bolognese ha tuttavia deciso di sfruttarla per caratterizzare una vettura, convinto, forse, anche dalle forme affilate nell’aerodinamica della Reventón simili per certi aspetti proprio a quelle dello Stealth. La singolare trovata, decisamente in antitesi con il pensiero del pubblico più tradizionalista che da sempre pretende, soprattutto sulle macchine di un certo pregio carrozzerie e parti cromate tirate a specchio, ha subito attirato l’attenzione degli esperti del marketing che, fiutato l’affare, hanno spinto molte Case automobilistiche a mettersi al lavoro per rendere disponibili sui propri modelli vernici matt in grado di spaziare nella cromia dalle tonalità più chiare, come il bianco o l’azzurro, a quelle più scure dove prevale spesso nella scelta dei consumatori il nero. Se da una parte, però, questo tipo di tinte possiedono tra i principali pregi quello di evidenziare al massimo le forme delle vetture, eliminando dalla carrozzeria i giochi di luce, dall’altra hanno spesso mostrato di essere particolarmente delicate e non esenti da alcune pecche. Lavando le auto con i tradizionali detergenti possono ad esempio lucidarsi e perdere con il tempo la loro singolare caratteristica. Ecco perché tra i loro ingredienti vengono ultimamente utilizzati materiali, quali ad esempio la polvere di carbonio o la grafite, capaci di aumentarne la resistenza e renderle meno impegnative nella manutenzione. Motivo per cui è facile vedere ormai in giro con un elegante vestito opaco non soltanto auto di stampo premium ma persino utilitarie e vetture compatte: come ad esempio la Fiat 500 nelle varie versioni, comprese quelle Hybrid e le più sportive Abarth. Oppure la Mini che da tempo offre per i modelli più spinti e corsaioli della gamma marchiati John Cooper Works edizioni limitate che hanno tra le caratteristiche proprio la particolare copertura. A queste si affiancano nel mercato suv, berline e bolidi da corsa che escono dai reparti di personalizzazione delle Case più elitarie, ad esempio Bmw, Mercedes, Ferrari e Aston Martin, realizzati su misura per quei clienti che non amano vedere troppo i riflessi del sole sulle loro preziose ed esclusive compagne a 4 ruote, richiedendo tinte opache ottenute in alcuni casi ricorrendo a tecniche di wrapping. Anche l’applicazione di speciali pellicole sulla carrozzeria consente infatti di ottenere un effetto matt, con il vantaggio che l’operazione è reversibile permettendo, quando e se si vuole, di tornare ad un aspetto lucido. I tempi in cui Henry Ford parlando della sua Model T ripeteva la celebre frase «ogni cliente può ottenerne una di qualunque colore desideri purché sia nero» sono insomma davvero lontani. Anche se proprio la rivoluzione industriale avviata nel 1913 dall’imprenditor americano è quella che ha permesso anche di sviluppare adesso per le automobili perfino alcuni tipi di vernici opache contenenti nanoparticelle capaci di autorigenerarsi sanando eventuali graffi. Le studiano all’interno dei loro laboratori costruttori che hanno investito veri capitali per realizzare siti dove le loro auto vengono dipinte come fossero opere d’arte. Tra questi la Ferrari che dispone di un innovativo sistema di verniciatura a bassa temperatura, capace di gestire oltre 61 tonalità con finitura matt che la Scuderia di Maranello utilizza oggi pure per caratterizzare le sue monoposto di Formula 1. O la Lamborghini che lo scorso hanno ha inaugurato presso la sua sede di Sant’Agata uno tra i reparti di colorazione più avanzati del mondo. All’interno un’intelligenza artificiale, nelle vesti di un Picasso elettronico, ha il comando di ogni singolo augello per variare lo spessore in micron degli strati di tinta nebulizzata sulle superficie delle vetture matt e ottenere un effetto al tatto morbido, simile alla pelle di pesca. Dietro quelle che molti potrebbero pensare auto alle quali non è stata data semplicemente la laccatura finale brillante c’è dunque un mondo di tecnologie. Ovviamente non le stesse usate per “nascondere” in cielo lo Stealth, ma quanto di più avanzato è oggi a disposizione dei costruttori per rendere esclusivi al massimo i loro modelli. C’era una volta la Ford T, quella tutta e soltanto nera.
Fonte www.repubblica.it

