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Sessant’anni di Autostrada del Brennero, porta d’Europa

Il 20 febbraio 1959, alla Camera di Commercio di Trento, venne sottoscritto l’atto con cui veniva fondata Autostrada del Brennero spa, ma bisognerà attendere il 21 dicembre 1968 per l’apertura al traffico della prima tratta, da Bolzano a Trento. L’11 aprile 1974, ad appena dieci anni dall’avvio dei lavori, l’arteria stradale era terminata. Per una serie di contingenze, l’autostrada non fu mai ufficialmente inaugurata. Un caso, cui, a posteriori, può essere attribuito un senso: i lavori di ammodernamento ed efficientamento della A22 non sono, in realtà, mai finiti. Al punto che negli ultimi dieci anni la società ha investito 400 milioni di euro sull’infrastruttura per le sole manutenzioni.
    Oggi, a sessant’anni di distanza da quell’atto firmato da Regione Trentino Alto Adige e dai rappresentanti dei Comuni, delle Province e delle Camere di Commercio di Modena, Reggio Emilia, Mantova, Verona, Trento e Bolzano, Autostrada del Brennero continua a guardare al futuro. Che si annuncia ricco di sfide sulla mobilità, l’impatto ambientale e sul saper interpretare i segnali di cambiamento, anche tecnologici, che l’innovazione propone. Temi che sono emersi nel corso dei festeggiamenti per i 60 anni dell’Autostrada del Brennero spa, il cui compleanno è stato celebrato oggi alle Cantine Mezzacorona di San Michele all’Adige, in prossimità del confine tra le due province autonome di Trento e Bolzano. “Siamo all’inizio di una grande rivoluzione della mobilità.
    Innanzitutto quella dei dati in tempo reale, che ci permettono di avere nuovi sistemi, come ad esempio il carsharing. E domani la mobilità delle macchine autonome, senza guidatore. Quindi la combinazione, la collisione di queste due trasformazioni sarà un grandissimo cambio di passo per la mobilità della città di domani”, ha detto Carlo Ratti, architetto e ingegnere che insegna al Mit di Boston.
    Nel 2018 sull’autostrada del Brennero sono transitati 73 milioni di veicoli, più di 11 milioni hanno attraversato il Brennero usando A22 come collegamento con l’Europa e oltre 35 milioni di tonnellate di merci da e per l’Italia hanno attraversato il valico. Numeri che pesano sulle prospettive di A22 e fanno sorgere domande sul come sarà l’autostrada del futuro. “Molto più simile ad una linea ferroviaria, dove i veicoli saranno connessi tra loro, connessi all’infrastruttura, ci sarà tanta tecnologia e quindi saranno in grado di dialogare.
    Questo garantirà la possibilità di non dover ampliare i sedimi stradali ma di far circolare più traffico con meno inquinamento e possibilmente, al più presto, con zero vittime sulle strade”, ha detto Carlo Costa, direttore tecnico generale di Autostrada del Brennero spa. Una società che guarda al futuro, ma con in piedi ben piantati nel suo territorio di appartenenza, come ha sottolineato il presidente di A22, Luigi Olivieri: “Il messaggio forte in questi sessant’anni di storia di Autostrada del Brennero spa è uno solo: gli enti locali sono stati, devono essere e dovranno essere protagonisti del transito sui loro territori e l’unico sistema è quello di fare parte in modo maggioritario di una società concessionaria”.
    Il ruolo degli enti pubblici, ha aggiunto il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, dovrà essere fondamentale anche nel futuro: “Il rinnovo della concessione è una sfida importante e crediamo che si sia già lavorato tanto. Noi siamo d’accordo che la società resti pubblica: deve rimanere pubblica, degli enti locali e con la minor ingerenza statale possibile”.
    Futuro, però, non vuol dire solo gestione, ma anche intermodalità: “A sessant’anni di età di onorato servizio, questa infrastruttura si avvicina ai suoi limiti massimi.
    L’autostrada è parte del più importante asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa e rappresenta senza dubbio un elemento di unione. Infatti è proprio attraverso questo valico alpino che sta nascendo uno dei più importanti ed imponenti progetti dell’Unione europea, come il Tunnel di base. Quest’opera renderà finalmente possibile lo spostamento del traffico da gomma a rotaia, migliorando la qualità di vita della popolazione”, ha aggiunto il presidente dell’Alto Adige, Arno Kompatscher.
   

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