Le due automobili della Polizia di Stato si erano erano accodate al casello dell’autostrada per inserirsi sulla scia della terza, l’unica dotata di telepass: la manovra, però, provocò un tamponamento a catena con danni e feriti. L’incidente, avvenuto il 3 marzo 2015 alla barriera ‘Falchera’ dell’autostrada Milano-Torino, alle porte del capoluogo piemontese, è arrivato al vaglio del Tar del Piemonte perché il capopattuglia ha presentato un ricorso contro il provvedimento – la detrazione fissa stipendiale – che all’epoca gli venne inflitto dall’amministrazione. Ma i giudici hanno dato torto al poliziotto sottolineando che “permise un comportamento che, sebbene definito di prassi, è connotato da evidente negligenza”.
    Le tre vetture, che si urtarono fra loro, erano di rientro da un servizio di controllo del territorio. Il capopattuglia si è rivolto ai giudici sostenendo, fra l’altro, che “i mezzi della Polizia di Stato sono esonerati dal pagamento del pedaggio autostradale”, che “quella di imboccare l’entrata o l’uscita dal casello a seguito di un’autovettura dotata di telepass costituisce prassi consolidata durante il servizio per ragioni di celerità e di urgenza” e che, in ogni caso, l’incidente si era verificato “dopo la scadenza dell’orario di servizio”.
    Il Tar ha ribattuto che le regole del gestore autostradale vietano il passaggio telepass a qualsiasi vettura che non sia dotata del dispositivo. ‘Accodarsi’, secondo i giudici, resta una “prassi illecita” che il poliziotto avrebbe dovuto impedire: non solo perché non c’erano esigenze particolari di servizio, ma anche perché come capopattuglia aveva “l’obbligo di protezione dei suoi sottoposti”. 
   

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