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Tutti alla ricerca del nichel, la criptonite delle auto elettriche

ROMA – Il Nichel, la criptonite delle auto elettriche. In un report Nitesh Shah, director research di WisdomTree, sottolinea la sua importanza per le batterie a ioni di litio. Con il 15% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra (Ghg) proveniente dai trasporti, sottolinea Shah, “non sorprende che le autorità stiano cercando di porre un freno alle attività più inquinanti di questo comparto. Sotto i riflettori,

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il settore dell’automotive dove le previsioni indicano entro il 2040 un aumento delle vendite dei veicoli elettrici (Ev) per passeggeri dal 5% circa al 50% circa sul totale delle vendite di auto. La batteria agli ioni di litio (Li-ion) è attualmente la tecnologia dominante per l’alimentazione dei veicoli elettrici e lo rimarrà probabilmente anche nel prossimo decennio.

Esistono molte varianti di batterie agli ioni di litio, ma i produttori si concentrano su quelle che hanno un’eccellente longevità”.
Una batteria agli ioni di litio, rileva, “consta di quattro componenti principali: materiali catodici e anodici attivi, elettroliti e separatori. Nell’ambito della tecnologia per batterie agli ioni di litio, sono disponibili in commercio vari materiali come il litio con ossido di cobalto (LCO), il litio con ossido di manganese (LMO), il litio con fosfato di ferro (LFP), il litio con ossido di nichel, manganese e cobalto (o NMC) e il litio con ossido di nichel, cobalto e alluminio (o NCA). Il nichel è dunque uno dei principali materiali catodici attivi utilizzati dalle batterie agli ioni di litio (è presente nell’NMC e nell’NCA)”.

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Secondo le previsioni, l’Nmc (prodotto principalmente dalla Panasonic e impiegato nelle Tesla), sottolinea, “continuerà a crescere, arrivando a rappresentare più della metà di tutte le soluzioni catodiche entro il 2025 e avvicinandosi al 90% entro il 2030”.
L’aumento del contenuto di nichel nei catodi, rileva Shah, “può inoltre favorire densità energetiche più elevate, che possono contribuire ad aumentare l’autonomia di guida e a ridurre il peso dei veicoli. Riteniamo che questi cambiamenti nella chimica dei catodi per batterie siano positivi per la domanda di nichel: attualmente le soluzioni per le batterie coprono meno del 5% della domanda di nichel ma, secondo Wood Mackenzie, questa percentuale è destinata a salire fino a sfiorare il 30% entro il 2040”.
Ciò significa, spiega l’analista, “che le tendenze per la domanda delle batterie influiranno sempre di più sui prezzi del nichel a scapito dell’acciaio inossidabile, che attualmente rappresenta il fattore principale per la determinazione delle sue quotazioni”.
Il mercato dell’acciaio inossidabile, rileva, “tiene conto sia del nichel di classe 1 (ad alto grado di purezza) che di quello di classe 2 (con un grado inferiore di purezza). Storicamente solo il nichel di classe 1 è adeguato alla chimica per le batterie e, per questo motivo, il mercato di quella classe presenterà probabilmente una rigidità più acuta. Il nichel alla base dei contratti future del London Metal Exchange è di classe 1. In Indonesia esistono progetti per la produzione di nichel e cobalto che si avvalgono di un processo chiamato dissoluzione acida ad alta pressione (HPAL – high-pressure acid leaching) che è adeguato per le batterie e utilizzerebbe minerali in precedenza considerati di classe 2. Tuttavia, questi progetti sono attualmente soggetti a forti ritardi e sforamenti di costi e, pertanto, c’è molta incertezza sulla disponibilità futura di questo materiale”.

 

Fonte www.repubblica.it

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