
ROMA – È un pareggio quello raggiunto a ottobre in Italia dal mercato automobilistico. E come spesso accade, i pareggi non servono a nessuno. Soprattutto quando c’era la possibilità di vincere e pure con un bel punteggio. Come accaduto, per esempio, appena il mese scorso. A settembre, la crescita del 9,54 per cento era sembrata un segnale ottimo, risultato degli incentivi varati dal governo. Incentivi che però sono già finiti, almeno per quanto riguarda la fascia 4, quella delle vetture che emettono da 91 a 110 g/km di CO2, la più numerosa per numeri e modelli (tanto per fare qualche esempio rientrano in questa fascia le Fiat 500 e Panda benzina e Gpl, la Ford Fiesta e la Puma ibrida e la Renault Clio). Di qui la richiesta precisa e urgente di rifinanziarla “L’incentivo alla rottamazione – dice Gaetano Thorel, capo di Psa Italia che rappresenta i marchi Peugeot, Citroen, DS e Opel – ha dimostrato immediatamente che l’azione è corretta con vendite che hanno superato il risultato del 2019, a dimostrazione che un’azione mirata e verticale su un settore strategico come l’automobile dà ottimi risultati da subito”. Sull’argomento, però, non c’è ancora nessuna risposta. Arriverà subito dopo le nuove misure restrittive anticovid?
“È indispensabile – ha detto Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’associazione che riunisce i costruttori esteri in Italia – che nella prossima Legge di Bilancio, il Governo tenga conto di questa realtà, dando seguito a quanto dichiarato nelle scorse settimane di stanziare altri 400 milioni in aggiunta all’ecobonus. Non deve essere poi trascurato il fatto che ogni euro destinato al rinnovo del parco auto non è un regalo al settore ma piuttosto un investimento, che finora ha dato frutti positivi: sia in termini ambientali, con la rottamazione dei veicoli più inquinanti, sia come ritorno per le casse dello Stato in termini di gettito fiscale superiore allo stanziamento dedicato”.
Insomma, le richieste sono chiare: incentivi subito altrimenti, come ha sentenziato Gian Primo Quagliano del centro studi Promotor “le prospettive saranno cupe”. E a proposito di futuro è sempre Quagliano a dire la sua: “è facile prevedere che negli ultimi due mesi dell’anno vi sarà un nuovo crollo delle immatricolazioni sia per la mancanza di incentivi per le autovetture più richieste che per i provvedimenti sempre più severi per combattere l’emergenza coronavirus”. Se servissero altri dati a sostegno della richiesta, eccoli. Riguardano il livello di fiducia degli operatori: dopo aver toccato quota 53,2 in agosto per effetto degli incentivi, è crollato a 28,1 in ottobre per la constatazione dell’inadeguatezza degli stanziamenti previsti. Particolarmente negativi i giudizi dei concessionari: a settembre l’87% degli interpellati dichiarava di attendersi una domanda stabile o in aumento a tre/quattro mesi, mentre in ottobre il 70% si attende nuovi cali. Tutti, sicuramente, attendono invece il rinnovo degli incentivi. Come in Germania dove il ministro dell’Economia e dell’Energia, Peter Altmaier, intende sostenere il settore automobilistico nel suo processo di trasformazione con aiuti da 2 miliardi di euro.
Fonte www.repubblica.it

