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Luca Persico: Il mio nome è Zulù, canzone manifesto contro il razzismo

Il singolo è dedicato all'Afronapoli United, la squadra di calcio composta da migranti che a marzo ha festeggiato la promozione in Eccellenza. “Più che un brano antirazzista è a favore dell'integrazione" dice il rapper frontman dei 99 Posse
Il mio nome è Zulù, canzone manifesto contro il razzismo
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"La recrudescenza razzista è sotto gli occhi di tutti, anche se è incomprensibile, perché antistorica. Questa è l'epoca in cui è ancora più importante affermare i concetti di tolleranza e integrazione"

Integrazione e riscatto sociale sono i concetti cardine al centro del videoclip con la regia di Gianluigi Sorrentino. Protagonisti, insieme a ‘O Zulù, l’Afro Napoli United, squadra di calcio multietnica composta da napoletani e migranti, e la tifoseria Brigata Spallatella, che sostiene i propri atleti mantenendo alti i valori dell’antirazzismo e antifascismo. Si offrono, quindi, come esempi virtuosi capaci di mostrare come il gioco del calcio, lo sport in generale, sia strumento efficace non per combattere il razzismo, ma per costruire l’altro, anzi, l’unico mondo possibile: una società multiculturale che è già reale, è già la normalità dell’odierna civiltà.

Si chiama “Il mio nome è Zulù” ed è il nuovo singolo di Luca Persico in arte ‘O Zulù’, frontman dei 99 Posse, per il suo attuale progetto da solista “Suonoquesto, suono quello – Quant’ ne vuo’” (Musica Posse/Artist First). La canzone, uscita il 2 marzo scorso in tutte le radio, è accompagnata da un video che ha già raggiunto 20mila visualizzazioni.

L’Afro-Napoli United è una Cooperativa Sportiva Dilettantistica Sociale, nata come ASD con l’intento di adoperare il principio secondo il quale lo sport può e deve essere, oltre una semplice disciplina per allenare il fisico, anche un veicolo per l’insegnamento di valori sociali ed etici ed un metodo per abbattere i tabù razziali. La squadra di calcio multietnica nasce nell’ottobre 2009, per iniziativa di Antonio Gargiulo, attuale Presidente, e dei senegalesi Sow Hamath e Watt Samba Babaly, con l’obiettivo di combattere la discriminazione e favorire la convivenza paritaria tra napoletani e migranti. Gli atleti provengono da Senegal, Costa D’Avorio, Capo Verde, Niger, Tunisia, Paraguay, Cile e abitano nei quartieri più popolari del centro storico di Napoli: Materdei, Stella, Sanità, Arenaccia. La maggior parte di loro, però, arriva dalla zona della Ferrovia. Molti sono alla ricerca di un’occupazione, alcuni faticano a parlare la nostra lingua. Altri invece sono perfettamente integrati nel tessuto sociale. Nel 2013, per la prima volta, in seguito alla modifica di alcune norme che limitavano l’accesso dei migranti ai campionati federali dilettantistici, la squadra multietnica si è iscritta al Campionato di Terza Categoria della FIGC. Ad oggi l’associazione ha realizzato due squadre di calcio, una che disputa il campionato della Figc e l’altra che partecipa a tornei amatoriali.

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