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ALGORAND, BLOCKCHAIN ETICA E LE CRIPTOVALUTE: IL PARERE DI GALLONI

Un genio italiano e la tecnologia più discussa di questi tempi: parliamo di Silvio Micali e della blockchain. In un articolo uscito nei giorni scorsi su La Stampa, si fa riferimento all’informatico salito alla fama mondiale per aver inventato i sistemi crittografici che regolano le autenticazioni online, le transazioni economiche e i sistemi di firma digitale. Non solo, lo scienziato siciliano – emigrato a Berkeley, sede della prestigiosa università californiana – è ora impegnato a rendere decisamente migliore la più avveniristica delle tecnologie ma che lascia ancora aperti troppi dubbi etici. La blockchain, appunto. Perché in teoria il concetto stesso di questo sistema crittografico distribuito e organizzato in blocchi è potenzialmente democratico, ma fin qui è rimasto troppo spesso preda di numerose speculazioni. Come afferma Micali, «la blockchain ha bisogno di tre requisiti: sicurezza, scalabilità e decentralizzazione. Al momento esistono oltre duemila blockchain ma nessuna soddisfa queste tre caratteristiche assieme». 

Tra le blockchain imperfette ci sono i bitcoin, caduti secondo l’informatico nelle mani di tre grandi consorzi di miners che controllano l’intero mercato. Micali allora ha creato Algorand, piattaforma alternativa, democratica ed efficiente che consente transazioni immediate e sicure. «La prima piattaforma digitale di pagamenti realmente scalabile, sicura e decentralizzata», la definisce il suo ideatore.

Il tema è attuale e importante. Per saperne di più abbiamo chiesto aiuto a Nino Galloni, economista particolarmente attento all’etica e alla democrazia monetaria, sostenitore (ancora inascoltato) della moneta parallela quale soluzione della crisi economica che – tra gli altri motivi – tiene sotto scacco l’Italia. «L’Algorand di Silvio Micalici ha detto Galloni – è assolutamente credibile e più avanzato degli attuali sistemi blockchain che ho sempre trovato o troppo macchinosi e cervellotici o/e troppo costosi. Algorand è senz’altro più affidabile di tutti gli altri. Pur sembrando il migliore, tuttavia, potrebbe avere un punto debole nel caso che la combinazione dei comitati incontri un numero superiore ad uno e vicino alla maggioranza di personaggi “oscuri” vale a dire animati dal bisogno e dalla volontà di fare del male. Oggi, infatti, mentre si è decuplicato il numero delle persone autocoscienti (chissà quanto ci manca alla centesima scimmia!), è anche aumentato sorprendentemente il novero dei narcisisti patologici che occupano la maggior parte delle posizioni di potere nel mondo o, almeno, in quello più industrializzato».

Questo è l’aspetto che mette a rischio anche la credibilità delle criptovalute. Galloni conferma che il rischio è reale, a parte le monete emesse non a debito: «Le attuali criptovalute possono fornire prospettive sia di risparmio delle risorse in valuta legale, sia di guadagno dentro a un circuito chiuso (esempio: CoinShare, ndr) che utilizza moneta fiduciaria non a debito, sia di guadagno in valuta legale: in tal caso, però, il movente si rivela speculativo e il guadagno può riguardare solo alcune persone o categorie che si sono mosse nell’attività medesima».

LUCA BORIONI

L’articolo uscito su La Stampa
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