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COSTI-BENEFICI: CONCETTO GIUSTO IN UN CONTESTO SBAGLIATO

Il nuovo mantra della politica è: costi-benefici. Qualcosa di già sentito, ma in un altro contesto: quello di un paradigma innovativo all’interno del quale i servizi essenziali sono gratuiti per il cittadino perché la fruizione degli stessi porta una serie di altri vantaggi in un sistema virtuoso dove al centro c’è sempre il valore umano.

In questo caso, invece, per “costi-benefici” si intende l’etichetta appiccicata sopra l’analisi dei saggi convocati dal Movimento 5 Stelle per valutare a fondo la realizzazione della contestatissima Tav.

Come previsto, il verdetto dopo attenti approfondimenti è stato negativo. I costi dell’opera – messa in cantiere vent’anni fa – risulterebbero maggiori dei presunti benefici. Ma questo criterio presta il fianco a una serie di paradossi, come quello secondo cui ci sarebbero minori incassi da parte di Stato e concessionari a causa della diminuzione dei trasporti su gomma. Oppure come la questione delle penali da pagare che secondo alcune previsioni comporterebbero una spesa superiore a quella necessaria per il completamento dell’opera.

Costi-benefici come mere valutazioni burocratiche. Non è questo il concetto corretto, o meglio lo sarebbe in un altro contesto. La politica deve avere prima ben chiaro l’obiettivo a cui tendere, poi cercare di realizzarlo considerando il ritorno, in termini generali. Ma non tanto per bloccare iniziative prese da tempo, quanto per avviare nuove imprese. Per il bene reale della comunità.

 

L.B.