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Conduttrice del TG1 "messa in croce" perché porta un crocifisso al collo

Si può essere d'accordo o non d'accordo, o, meglio ancora, indifferenti. Ma per quale motivo una conduttrice del TG1 deve portare al collo solo quello che decidono coloro che non sono d'accordo? Marina Nalesso non si è fatta intimorire
Marina Nalesso
Marina Nalesso, qui crocifissa da un ministro di culto integralista, il radicale Silvio Viale

La conduttrice del TG1 se n'è infischiata delle critiche degli ateisti politicamente corretti e anche oggi ha condotto il TG1 delle 13.30 vestita di nero e con un crocifisso al collo. Un segno di rispetto e di lutto, come avrà visto fare da sua madre, da sua nonna, dalle donne della sua famiglia o, semplicemente, come sembra giusto a lei. 

"C'è un Tg1 dove chi porta il crocifisso rischia" scrive Camillo Langone su "Il Giornale". "Lo ha fatto Marina Nalesso, una bella donna che però non ne approfitta e che l'altro giorno ha condotto il telegiornale vestita come al solito sobriamente, molto normalmente, con un unico particolare anomalo: un rosario al collo. Apriti Cielo! (O forse stavolta bisognerebbe dire: apriti Inferno!).

Gli ateisti si sono scatenati, ovviamente in quei gironi del livore che sono i social: ostentazione! Occupazione (cattolica della Rai)! Aggressione (alla laicità dello Stato)! Accuse fra l'altro già sentite, siccome la stessa giornalista due anni fa aveva suscitato all'incirca le stesse polemiche per lo stesso motivo. E dunque dov'è la notizia? A parte che secondo me gli attacchi alla libertà dovrebbero fare notizia sempre, e una donna dovrebbe poter indossare una croce o un cuore o una chiave o un cetriolo senza preoccupazioni di sorta, la novità è che oggi i cattolici e in particolare i cattolici tradizionali, i cattolici devoti, i cattolici mariani, oltre che per i soliti motivi religiosi sono attaccati per motivi politici".

Se hai un rosario in mano sei amico di Salvini, se citi il Vangelo sei sicuramente della Lega. "La fede non è prevista, ci dev'essere sempre dietro qualcos'altro. Piccolo caso personale: per aver criticato il grande murale palermitano che strumentalizza San Benedetto il Moro, e per averlo fatto da un punto di vista religioso, sono stato inchiodato con un aggettivo infamante. Ossia? Governativo!" continua Langone.

"La situazione è peggiorata dal fatto che il potere ecclesiastico sulla questione crocifissi si mostra peggio che menefreghista e sulla questione santi non ne parliamo proprio. Poco tempo fa il cardinale tedesco Marx si è manifestato aspramente contrario all'esposizione del crocifisso negli uffici pubblici bavaresi, meno male che Marina Nalesso è di Venezia e non di Monaco altrimenti povera lei".

Il capo ciellino Vittadini, che manovra molti voti elettorali ma, evidentemente, pochi rosari, intervistato dal Corriere della Sera alla vigilia del Meeting di Rimini, ha mostrato insofferenza per il rosario salviniano dicendo: «Io sono laico, non si mischiano sacro e profano». Don Giussani aveva fondato Cl proprio per riportare il sacro nel profano, non per portare in politica Formigoni -tanto per dire-, ma oggi prevale la logica delle catacombe: niente crocifissi, niente benedizioni (da che mondo è mondo il Papa benedice la folla, che va a vederlo anche per questo, ma Bergoglio non lo fa "in segno di rispetto" per chi non è cristiano -dice-, come se chi va a San Pietro fossero solo turisti ebrei o indù). Una benedizione, come dice la parola stessa, è un augurio di bene, da qualunque ministro di culto provenga, non si capisce perché ai credenti o ai non credenti il successore di Pietro debba solo augurare "buon pranzo".

"Insomma noi cattolici tradizionali" conclude Langone "noi cattolici devoti, noi cattolici mariani che ci ostiniamo a portare croci, rosari e medagliette, di questi tempi siamo attaccati dentro e fuori la Chiesa, scoperti su tutti i lati. Con noi abbiamo soltanto San Paolo («Non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo»). Accontentiamoci".