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Ada Colau: “Le città sono il futuro dell’Europa, gli Stati sono il passato”

«Siamo nel mezzo di una profonda crisi democratica». Ci mancava solo questo, penserete voi. Ma Ada Colau non è abituata a girare attorno ai concetti. Attivista, fondatrice dell’esperienza civica di Barcelona en Comù, archetipo e icona di ogni città ribelle, sindaca della capitale catalana, in corsa per la rielezione – si vota il 26 maggio, assieme alle europee – nel contesto di un laboratorio politico che ha pochi eguali nella storia recente dell’Europa, con gli indipendentisti catalani all’assalto di una poltrona mai conquistata e gli unionisti che sfoderano la candidatura di Manuel Valls, franco-catalano, già primo ministro francese durante la presidenza di François Hollande.

Scandisce i suoi concetti in un perfetto italiano, Colau, che tradisce il suo passato da studente e interprete, ma anche l’amore per un Paese con cui il dialogo è fittissimo. Ed è proprio nel contesto dell’iniziativa di Democrazia Minima, riflessione sul futuro dell’Europa promossa dalla Fondazione Feltrinelli, che Colau si trova a Milano. Più precisamente, per presenziare a un dialogo col sindaco meneghino Beppe Sala, con cui condivide la convinzione che il futuro dell’Europa passa dalle città e dalla dimensione urbana, non dagli Stati e dalle cancellerie: «Le città stanno risolvendo i problemi che gli Stati non sono in grado di risolvere – spiega a Linkiesta -. Siamo il luogo dell’innovazione, dell’apertura, della diversità. E dovremmo avere più competenze e più risorse per farlo».

Colau, a proposito di città e di sperimentazioni: hanno appena revocato gli arresti domiciliari al suo collega e amico Mimmo Lucano. È contenta?
Sono contenta per lui, anche se l’iter giudiziario è solo all’inizio. Però sono ancora indignata e incredula per quel che gli è capitato. Non ha senso che uno come lui, che tanto ha fatto per la sua comunità, sia stato allontanato dalla città che amministra. Noi tutti che conosciamo Mimmo Lucano sappiamo bene che non è un criminale, al contrario. Evidentemente serviva sporcare la sua immagine attraverso i tribunali, per bloccare i cambiamenti e le innovazioni democratiche. Storia vecchia, ma ancora molto attuale, purtroppo.

Si riferisce alla Catalogna e al mandato di arresto per Puigdemont?
Certo. Ma anche al Brasile, dove Lula e in prigione e Dilma Roussef rischia di finirci di nuovo. Oggi i golpe militari sono molto difficili da fare: molto più facile agire attraverso la leva economica e giudiziaria. Io credo che abbiamo un problema con la democrazia, in questa fase della Storia.

Addirittura con la democrazia?
Certo. C’è una profonda crisi democratica in atto: in Europa, in America, non solo. C’è un potere economico che per mantenere i suoi privilegi ha deciso di usarlo senza confrontarsi col potere democratico delle urne. Riuscendoci, peraltro: basta guardare all’Europa e misurare quanto potere abbiano guadagnato in questi anni le grandi élite economiche.

Colpa delle élite ingorde e prevaricanti o di una politica a che non riesce più a fare da argine?
Entrambe le cose. Certo, se la politica così com’è non riesce ad assolvere al proprio ruolo di promotrice dell’interesse pubblico, è segno che qualcosa va cambiato, anche nella democrazia rappresentativa.

Voi in qualche modo l’avete fatto con Barcelona en Comù…
Io sono molto fiera del successo della nostra piattaforma che è stata in grado di intercettare il bisogno di una politica nuova. Ed è bello che questo bisogno sia partito dalle città: abbiamo ridato prestigio alla dimensione municipale a un punto tale che un ex primo ministro francese oggi vuole diventare sindaco di Barcellona.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/09/ada-colau-sindaco-barcellona-intervista/41734/

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