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Antonella Bundu: “Il governo sta istituzionalizzando il razzismo. La sinistra? Metta l’essere umano al centro”

«Per me la sinistra vuol dire uguaglianza, vuol dire libertà, vuol dire l’opposto dell’egoismo». Antonella Bundu ha le idee chiare, e una passione politica travolgente. Quarantasette anni, nata a Firenze da padre originario della Sierra Leone e madre fiorentina, attivista per i diritti civili in Oxfam, la Bundu sarà la prima candidata sindaco nera nella storia della città toscana. Una gavetta tra le file politiche britanniche e un’idea della sinistra pura, a tratti utopistica, ma che torna alle origini.

La sua candidatura ha agitato non poco le acque, in una città a forti tinte dem e legata a doppio filo con la filosofia renziana. La Bundu infatti, contro ogni previsione, ha riunito intorno al suo nome un fronte molto ampio che vede schierati dalla sua parte Sinistra italiana, Rifondazione comunista, la lista civica Firenze città aperta, Diem25, Mdp articolo 1, Possibile e Potere al popolo. «I partiti che si sono messi insieme è chiaro che hanno le proprie sensibilità, ci sono differenze sottili, ma c’è anche un collante forte che le lega: l’uguaglianza e la libertà».

Antonella Bundu, da dove ha inizio il suo impegno culturale e politico?
Il mio impegno politico nasce a Liverpool, fine anni ’80, dove mi sono trasferita dopo aver finito gli studi in Sierra Leone. Andai ad abitare in un quartiere “caldo” della città, dove prima del mio arrivo c’erano stati ben nove giorni di rivolta, con case bruciate, molti feriti e alcuni morti. La Liverpool di fine anni ’80 era un città molto animata politicamente, quindi dovevi per forza prendere posizione. Lì ho cominciato, alternando con studio e lavoro, a partecipare attivamente, senza però far parte di nessun gruppo politico. In altre parole, mi consideravo un po’ un “cane sciolto”.

Lei ha detto: «Non basta dire cose di sinistra, bisogna anche fare cose di sinistra». Qual è il suo modello di sinistra?
Per me la sinistra vuol dire uguaglianza, vuol dire libertà, vuol dire l’opposto dell’egoismo. Gli ideali della sinistra possono essere incarnati in alcuni semplice spunti: dove, ad esempio, metti l’essere umano al centro di tutto, dove si fanno delle politiche non per mostrare superiorità, come possono fare partiti come la Lega, ma per porre i cittadini sullo stesso piano, rispettandone sempre le libertà.

Questo può essere un seme per far crescere una nuova sinistra…
La sinistra per ripartire deve avere più empatia. Usando l’esempio di Gino Strada: se si vuol spiegare cos’è la sofferenza, si deve ritagliare la faccia dei nostri figli da una fotografia e sostituirla al posto di uno dei bambino che si trova sui tanti barconi nel Mediterraneo. Ci manca questo, l’empatia, l’immedesimazione.

Pensa che il nuovo Pd di Nicola Zingaretti possa riuscire nell’impresa?
No, assolutamente. La prima cosa di cui ha parlato Zingaretti è stato della Tav. Non basta fare la sinistra a parole: il sindaco Dario Nardella, quando uscì il decreto Salvini, promise opposizione, così come altri sindaci in Italia, mentre rappresentanti come Leoluca Orlando o Luigi De Magistris attuò seriamente la disobbedienza civile, registrando i richiedenti asilo nella lista dei residenti per farli accedere ad alcuni diritti essenziali. Nardella, invece, cosa ha fatto? Ha detto la stessa cosa senza agire, anzi, poco tempo fa ha dimostrato di, come dire, andar dietro ai partiti come la Lega, sequestrando e bruciando la merce di alcuni venditori ambulanti. È inutile dire di essere di sinistra per poi scimmiottare la destra.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/13/antonella-bundu-firenze-elezioni-governo-sinistra/41755/

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