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ArcelorMittal, vertici da Di Maio. Il prossimo incontro è il 9 luglio

IL FACCIA A FACCIA

Rompono il ghiaccio il vicepremier Luigi Di Maio ed i vertici europei ed italiani di ArcelorMittal con un’ora di faccia a faccia a due mesi dalla deadline del 6 settembre. Scontro sui dati della partecipazione allo sciopero: i sindacati parlano del 75%, l’azienda dice il 36%. Prossimo incontro il 9 luglio

4 luglio 2019


Ex Ilva, basta giochi: le leggi naturali del business vanno rispettate

3′ di lettura

Rompono il ghiaccio il vicepremier Luigi Di Maio ed i vertici europei ed italiani di ArcelorMittal con un’ora di faccia a faccia a due mesi dalla deadline del 6 settembre. È la data dell’entrata in vigore delle norme
inserite dal Governo nel Dl Crescita che – eliminando l’immunità che era stata prevista per poter lavorare alla modernizzazione di un impianto sotto sequestro e non a norma – per l’azienda renderanno impossibile per chiunque gestire l’acciaieria ex Ilva di Taranto. L’incontro è al ministero del Lavoro, con l’amministratore delegato di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde, e l’ad ed il Country Head di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl e Samuele Pasi, in un contesto di strettissima riservatezza. Nessun
commento al termine, e nulla poi trapela né nel merito né sul clima. «Il destino dell’ex Ilva non è una questione privata» ha commentato la leader della Fiom, Francesca Re David.

Il bilancio sullo sciopero
Negli stessi momenti, da Taranto, i sindacati tracciano un
primo bilancio dello sciopero di 24 ore contro la cassa integrazione avviata per 1.395 dipendenti e 13 settimane e, dopo il primo di tre turni da 8 ore, parlano di «fabbrica completamente ferma», partecipazione «in massa», adesioni al 75%. Per l’azienda si sono invece limitate al 36%.
Per il leader della Fim Marco Bentivogli è stata «una chiara risposta ad azienda e Governo». Una «giornata importante», dice il segretario generale della Uilm Rocco Palombella «non solo per evitare la Cig ma per evidenziare come i lavoratori siano preoccupati per il loro destino e per gli investimenti del piano ambientale». Ora, dice Re David, «Governo e ArcelorMittal ripensino la qualità del sistema di relazioni industriali» con «una netta discontinuità».

Il divario del 40% sul dato delle adesioni scatena il fronte sindacale, che in una nota ribadiscono l’altissima partecipazione allo sciopero, «tanto da fermare gli impianti, comprese le acciaierie». E insistono: «I dati dell’azienda sono falsati da più fattori e la dimostrazione è il fatto che oggi gli impianti erano completamente fermi». Inoltre, come sottolinea la nota di Fim-Fiom-Uilm, le percentuali aziendali comprendo le cosiddette “comandate”, ovvero «lavoratori addetti alla salvaguardia degli impianti e
non alla produzione»: si tratta, spiega Giuseppe Romano della Cgil Puglia, «di 6-700 lavoratori che non possono smettere di lavorare perché devono
tenere accesi gli altoforni». Per i sindacati, dunque, le “comandate” non possono entrare nel conto di chi non intende aderire allo sciopero.

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Il prossimo incontro formale è il 9 luglio
Per azienda e Governo il prossimo incontro in agenda sarà
formale, martedì 9 luglio, anche con i sindacati al tavolo convocato al Ministero dello Sviluppo economico. «Bisogna applicare gli accordi e gli impegni che sono stati realizzati. Credo che sia il momento della responsabilità» avverte il leader della Cgil, Maurizio Landini: ArcelorMittal «non deve fare forzature, ricatti, come ha fatto sulla cassa integrazione. Deve mettersi in testa di discutere, confrontarsi con il sindacato»; mentre il Governo non può «chiedere ai nuovi arrivati di avere
responsabilità sulle cose che sono state fatte in passato»: oggi si lavora anche perché «finalmente nessuno debba più morire né dentro la fabbrica, né fuori, per produrre acciaio. Questa possibilità oggi c’è, perché si parla di 4 miliardi di investimenti»: serve «responsabilità», «essere molto diretti
sulle cose da fare, sui controlli, sugli impegni reciproci».

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