
Il deus ex machina del “modello Roma”, consigliere e maestro del segretario Dem dai tempi della provincia di Roma, continua così a essere il cervello del suo partito, che ha visto morire e risorgere nelle diverse sigle, da Pci a Pds, da Ds all’attuale Pd. Nelle vesti di consigliere, coordinatore, deputato, senatore e pure eurodeputato.
Eppure dopo la sconfitta di Veltroni nel 2008, Bettini, dimenticato da molti, sembrava essersi ritirato tra i libri e la sua amata Thailandia. Tanto da aver scritto, per Marsilio, Oltre i partiti, nel tentativo di capire cosa fosse rimasto nel campo democratico. Ma certe antiche passioni, mai dimenticate anche davanti al mare d’Oriente, possono tornare indietro. Fino a decidere di fermarsi a Roma in queste settimane, anziché ripartire verso la casa di Ko Samui, per seguire da vicino il giro di vite dell’allenza con i grillini. L’organizzazione dell’ottava edizione del festival del cinema italiano in Asia (Moviemov), di cui è ideatore, può aspettare.
Colui che, da ex segretario romano della Fgci prima e del Pci poi, fu il tessitore dei rapporti tra la sinistra e i grandi salotti della Capitale grazie al suo fare gentile e cortese, vent’anni dopo si ritrova a tessere le nuove trame dell’abbraccio tra i democratici finalmente liberi da Renzi e i grillini rinsaviti (come prova di fede Grillo nel suo ultimo video ha ripetuto più volte la parola “sinistra”). «Ho molto contribuito alla formazione della classe dirigente del partito a Roma, dal 1986. E quei ragazzi di allora sono ancora il gruppo dirigente del partito», racconta lui, che andava d’accordo – cosa difficilissima – sia con Walter Veltroni che con Massimo D’Alema.
Il sottotitolo del suo ultimo libro, Agorà, che recita “l’ago della bilancia sei tu”, deve averlo preso alla lettera. Nei progetti bettiniani, popolo ed élite, come fu per la sua sinistra e l’establishment romano, ora possono incontrarsi ancora, anche in uno dei momenti di maggiore spaccatura. Solo che stavolta Bettini sta dalla parte delle élite che devono incontrare, e assecondare, il popolo grillino. Un tentativo di riaggregare e rieducare, che rischia però di soffocare il partito nella morsa del populismo pentastellato, soprattutto dopo il voto per il taglio dei parlamentari e la cancellazione dello scudo penale per i Mittal.
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