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Caracas-Italia, come nel ’73 dopo Pinochet: se le nostre ambasciate aprono ai dissidenti

Anche se si parla sempre di America Latina la situazione di oggi è molto diversa. Nel settembre del ’73 la residenza del nostro ambasciatore a Santiago del Cile, subito dopo il colpo di Stato di Augusto Pinochet, divenne la destinazione preferita per l’asilo di circa 600 dissidenti che poi si trasferirono in Italia. Oltre 40 anni dopo, a Caracas, la grave crisi che attanaglia il Venezuela ha trasformato anche la residenza del nostro ambasciatore Silvio Mignani nel luogo più sicuro dove riparare per due deputati dell’Assemblea Nazionale del Venezuela (ossia il Parlamento).

Si tratta di Mariela Magallanes, sposata con un cittadino italiano, e di Américo De Grazia, di origine italiana. Magallanes è andata all’ambasciata italiana l’8 maggio, De Grazia il 10 maggio. Entrambi hanno chiesto ospitalità dopo che a loro e ad altri cinque parlamentari dell’opposizione era stata tolta l’immunità parlamentare con l’accusa di aver partecipato ad un fallito colpo di Stato organizzato lo scorso 30 aprile da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente ad interim del Paese.

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi ha espresso «la più ferma condanna per tali decisioni che violano le basilari immunità parlamentari e i principi dello Stato di diritto». Simili atti repressivi, secondo il capo della nostra diplomazia «non aiutano affatto la ricerca di una soluzione democratica e pacifica della grave situazione venezuelana, a favore della quale il Governo italiano lavora insieme all’Unione Europea, anche nel contesto dell’apposito Gruppo Internazionale di Contatto». Il nostro governo continua a condannare il regime di Maduro, chiede elezioni libere e la fine della persecuzione agli avversari politici, ma non ha riconosciuto Juan Guaidó come presidente legittimo, come hanno fatto i principali alleati in Occidente.

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I due parlamentari restano ospiti in Residenza come ha potuto verificare il direttore generale delle Politiche migratorie e degli italiani all’estero della Farnesina Luigi Vignali in questi giorni in missione a Caracas. I due parlamentari non possono ovviamente uscire finché la crisi non si risolve perchè verrebbero immediatamente arrestati e quindi la situazione è destinata a durare ancora per molto. Si tratta di condizioni eccezionali di asilo che riguardano due membri dell’assemblea parlamentare ma quello che preoccupa il ministero degli Esteri è anche la situazione degli oltre 140mila italiani che continuano a vivere in un Paese in cui ormai manca davvero tutto.

Finora fuggite dal Paese 3,7 milioni di persone
L’aggravarsi delle condizioni politiche, economiche, umanitarie in Venezuela ha spinto ad oggi 3,7 milioni di persone a fuggire. L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ritiene che la maggioranza di queste necessiti di protezione internazionale. In una nota d’orientamento pubblicata oggi, l’Unhcr rinnova l’appello agli Stati affinché consentano ai venezuelani l’accesso ai propri territori assicurando loro protezione e standard di accoglienza adeguati, sottolineando la necessità cruciale di garantire la sicurezza di quanti sono costretti a fuggire per salvare la propria vita e la propria libertà. Alla fine del 2018, circa 460.000 venezuelani avevano presentano formalmente domanda di asilo, la maggior parte in Paesi vicini in America Latina.

Magallanes: non sono golpista. De Grazia: non sarò trofeo
«Io non sono golpista – ha detto la Magallanes in un’intervista radiofonica – sono per la democrazia. Quello che è successo non è stato un colpo di Stato ma abbiamo deciso di appoggiare un gruppo di militari che ha deciso di stare al fianco della Costituzione». «Noi rifiutiamo quella sentenza visto che è una sentenza di un tribunale illegittimo e irregolare come l’Assemblea Nazionale Costituente», ha detto la deputata, coniugata con un cittadino italiano, con un procedimento per il riconoscimento della cittadinanza italiana in corso. «Noi tutti deputati per cui è stata minacciata la revoca dell’immunità parlamentare, siamo ancora deputati di questa Repubblica e l’immunità ce l’ha data il popolo. Noi siamo e continueremo ad essere i deputati di questa Repubblica». De Grazia ha invece motivato il suo gesto sostenendo che «non darò la soddisfazione alla narco-dittatura di esibirmi come trofeo e utilizzarmi come ostaggio, facendomi rinunciare a condannare i suoi crimini di lesa umanità, violazione dei diritti umani, corruzione, narcotraffico e terrorismo». Il parlamentare vicino a Juan Guaidó, ha assicurato che continuerà nella lotta. «Ringrazio l’accoglienza dell’Italia» ha sottolineato aggiungendo di non voler essere visto come «un eroe», né come un «martire». «Voglio solo essere utile al mio Paese» ha detto De Grazia auspicando che il suo gesto possa «dare un po’ di pace alla mia famiglia e soprattutto a mia madre e ai miei figli. Sono cosciente – ha concluso – di tutte le limitazioni che dovrò osservare a causa di questa decisione che mi sono visto costretto a prendere».

De Masi su Santiago ’73: nessuna istruzione da Roma
I numeri sono diversi e la situazione politica pure. Nel settembre del ’73 la residenza dell’ambasciatore italiano a Santiago del Cile si trasformò in poche settimane nel luogo prediletto per i dissidenti che fuggivano dalla dittatura di Pinochet. Nel film di Moretti “Santiago, Italia” si ricostruisce quella vicenda con le testimonianze dei registi Patricio Guzman e Miguel Littin, delle giornaliste Marcia Scantlebury e Patricia Mayorga, del traduttore Rodrigo Vergara, di militari di Pinochet ormai in carcere e, ovviamente, la testimonianza di Roberto Toscano, allora diplomatico a Santiago e quella del suo collega Piero De Masi che, di fronte all’invasione della sede italiana, racconta: «pur non avendo risposte ufficiali dall’Italia decisi alla fine di tenerli tutti».

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