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Carlo Nordio: “Caso Csm? È la nemesi storica della magistratura. E ora serve una riforma della Costituzione”

È così strano che un magistrato incontri e frequenti un politico, anche “nottetempo” come in questo caso?
Nel caso di Luca Lotti il problema è che è indagato dalla procura di Roma per il caso Consip e si incontra con un membro di quella procura. Ma, in generale, come si può impedire che un magistrato incontri un indagato, dal momento che quasi la metà dei rappresentanti delle istituzioni lo è?

Altra domanda, allora: perché è scandaloso che il Csm abbia una connotazione politico, dal momento che sono le correnti che propongono i candidati?
La politica è entrata nella magistratura negli anni ’70. Alcuni giovani magistrati hanno introdotto una interpretazione della legge che fosse Costituzionalmente orientata, cioè di stampo “progressista”. Va detto che, fino a quel momento, prevaleva una impostazione più conservatrice. Ebbene, questa dinamica si è evoluta fino a rappresentare anche tra i magistrati, in modo simmetrico, la suddivisione dei partiti di allora: Magistratura Indipendente esprimeva i cosiddetti laici, Magistratura Democratica era una corrente di sinistra, Unità per la Costituzione (Unicost), di tipo centrista. Ora sono quattro, ma l’archiettura rimane la stessa. Nel frattempo la Prima Repubblica è scomparsa ma le correnti sono ancora qui. Hanno perso molto del loro “colore” politico e ideologico rispetto a prima, ma si sono mantenute come centri di potere: decidono loro.

Da loro dipendono le carriere dei magistrati?
È consequenziale, sono gli eletti del Csm che decidono le sorti dei matistrati stessi. Ma non vuol dire, però, che per i ruoli più rilevanti vengano privlegiati i peggiori, purché fedeli. Scelgono comunque persone preparate, rigorose e competenti. Bravi, insomma, ma targati.

Si possono acquisire crediti politici attraverso le sentenze?
No. Le sentenze semmai donano notorietà, se sono importanti, ai magistrati. E questo li aiuta in un momento in cui scelgono di farsi eleggere, cioè di dedicarsi alla vita politica. Un’altra cosa su cui sono sempre stato contrario.

Contrario ai magistrati che entrano in politica?
Sì. Anche a me, adesso che non sono più in attività, lo hanno chiesto, ma mi sono sempre rifiutato. È una cosa che i giudici, a mio avviso, non dovrebbero fare mai: né quando sono in attività né quando hanno terminato la loro carriera.

Perché?
È ovvio che una candidatura non si costruisce in 24 ore. Se un giudice, una volta dismessa la toga, sceglie di fare politica, inevitabilmente rivela che anche prima, cioè quando aveva la toga, aveva intrapreso contatti, accordi, frequentazioni con esponenti di partiti e non solo. Questo getta un’ombra sul suo operato del passato, cioè fa sorgere il sospetto che fosse orientato anche durante il suo servizio.

Allora lei dà ragione al ministro dell’Interno Matteo Salvini che critica i magistrati che in pubblico e ai congressi di corrente (appunto) si dichiarano contrari alle leggi che lui propone.
Diciamo che un magistrato che critica in pubblico una legge fatta da un politico non deve indignarsi se un politico critica in pubblico una sua sentenza. Entrambe le cose sono, secondo me, sbagliate.

Torniamo al Csm: si può attenuare l’influenza della politica nella sua attività e nella sua composizione?
Sì, con il sorteggio.

In che senso?
Estraendo a sorte i magistrati che lo compongono. Questa opzione, osteggiata con forza da quei rappresentanti più sensibili al potere, viene rigettata con il solito argomento “lei si farebbe operare da un passante, etc etc”. Che però non vale, per almeno due motivi. Il primo che è il sorteggio, dal punto di vista giuridico, è presente da tempo nel nostro ordinamento, per cui non è affatto improprio. Il secondo è che non sarebbero affatto dei “passanti”: il canestro da cui si andrebbe a scegliere sarebbe qualificatissimo, cioè composto da membri della Cassazione, componenti dei Consigli dei vari Ordini regionali, o professori universitari di alto prestigio. Questo annullerebbe ogni intreccio della politica.

Però allora servirebbe anche una riforma della Costituzione.
Potrebbe servire. Il problema è che anche la politica non ha la volontà, o il coraggio, di portare avanti questi disegni di riforma. Così la magistratura non sarà mai indipendente dalla politica. E peggio ancora, non sarà mai indipendente nemmeno da se stessa.

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/06/12/nordio-csm-inchiesta-palamara-magistratura/42498/

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