Prima Pagina>Politica>Casaleggio: Parlamento inutile. Forse…ma anche la piattaforma Rousseau…
Politica

Casaleggio: Parlamento inutile. Forse…ma anche la piattaforma Rousseau…

Faranno certamente discutere le parole di Davide Casaleggio sulla futura inutilità del Parlamento come espressione unica e insostituibile della rappresentatività democratica. Certo: non lo è e non lo è mai stato, ma siamo sicuri che lo sia il web?

La piattaforma Rousseau è uno strumento i cui contorni ci sono ancora oscuri: colpa della nostra poca dimestichezza con l’informatica, sicuramente, ma siamo certi che sia così anche per la maggior parte degli elettori italiani. E poi il nome. Rousseau è stato un grande innovatore, forse il più grande dell’epoca dei “Lumi”, ma questo non gli impediva di far portare regolarmente all’orfanatrofio i bambini concepiti con la sua amante-cameriera. Una disumanità che accomuna il filosofo al web, che è pressoché impossibile da controllare, e spesso produce frutti “mostruosi” (vedi le fake-news), di cui si sbarazza con noncurante retorica quando hanno già prodotto i danni maggiori. Se ci sono forti dubbi sulla serenità e raziocinio di molti elettori, figuriamoci se non ce ne possono essere su chi forma le proprie opinioni su internet, uno strumento controllabile, manipolabile, sostanzialmente al servizio della globalizzazione. Dice Casaleggio, intervistato da “La Verità”: “Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”. Intanto, si può obiettare che l’istituzione parlamentare nasce ben prima del ‘900. Vero è che in quel secolo il suffragio diventa quasi ovunque universale, ed è anche vero che non innova granché, dato che, per esempio, porta al potere i nazisti nel 1933. Per non parlare delle terribili clientele e dei regimi corrotti cui dà vita in tutto il mondo.  “Il Parlamento” continua Casaleggio “ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma”. Un democrazia diretta che “è già una realtà grazie a Rousseau che per il momento è adottato dal M5s ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti”. Già, va a spiegare a tutti gli aventi diritti al voto che cos’è Rousseau e come funziona: sarebbe, forse, possibile, fra tre generazioni, quando la piattaforma sarà desueta da un pezzo.

 “Uno vale uno – dice ancora Casaleggio – non significa ‘uno vale l’altro’. Uno vale uno è il fondamento della democrazia partecipativa. I grandi cambiamenti sociali possono avvenire solo coinvolgendo tutti attraverso la partecipazione in prima persona e non per delega. Non servono baroni dell’intellighenzia che ci dicono cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti che ci chiedano verso quali obiettivi vogliamo andare e che propongano un percorso per raggiungerli. L’incompetenza è spesso la scusa per non far partecipare le persone alle scelte importanti che le riguardano”. Verissimo, ma il problema è diverso: l’incompetenza porta spesso al potere altri totali incompetenti, che poi sottostanno ai veri detentori del potere nei ministeri e in tutta la pubblica amministrazione, i burocrati di Stato, che fanno parte di cerchie intoccabili e “illuminate” e perseguono interessi nascosti personali e non,  del tutto ignoti all’opinione pubblica e, in gran parte, agli stessi rappresentanti del popolo. I quali, tuttavia, hanno assoluto bisogno dei burocrati perché della “macchina” dello Stato non conoscono assolutamente nulla. Sulle ‘resistenze della burocrazia’ Casaleggio replica: “c’è un cambiamento in atto che è ineluttabile e investirà tutti gli ambiti sociali, istituzioni pubbliche incluse. Innovazioni come la blockchain rivoluzioneranno anche questi settori che necessariamente dovranno modificarsi ed evolversi. Non c’è alternativa”.

Blockchain a parte, il grande problema dell’Italia è la carenza di una formazione amministrativa che, per lo meno, porti nella pubblica amministrazione manager competenti. La corruzione, purtroppo difficile da sconfiggere, è un altro discorso, ma è meglio un amministratore ladruncolo e competente -che poi se la vedrà con la giustizia- che un ignorante al potere.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *