La manifestazione a Piazza del Popolo, che doveva essere simbolica, con una presenza contingentata di appena 300 persone, si è trasformata in un vero e proprio corteo

La manifestazione a Piazza del Popolo, che doveva essere simbolica, con una presenza contingentata di appena 300 persone, si è trasformata in un vero e proprio corteo
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Il centrodestra torna in piazza tra le polemiche, nel centro di Roma, rompendo il clima di unità nazionale auspicato dal Capo dello Stato. Analoghe iniziative hanno avuto luogo in diverse città italiane, da Milano a Palermo. La manifestazione romana, che doveva essere simbolica, con una presenza contingentata, si è trasformata in un vero e proprio corteo, con tanto di assembramento, tra la ressa di troupe, servizio d’ordine della polizia, centinaia di militanti e curiosi, stretti a via del Corso, senza alcun rispetto delle regole del distanziamento sociale. Il programma della vigilia prevedeva un rapido flash mob, non più di mezz’ora, con i tre leader davanti al lungo tricolore di 500 metri e appena 300 presenti, 100 persone per ogni forza politica, con le bandiere in mano, ben distanziati. Le cose, invece, sono andate in maniera molto diversa.
Gli attacchi al Colle
Intanto è bufera sugli attacchi al Colle dai gilet arancioni (assembrati a piazza del Popolo) e soprattutto per gli insulti, sia pur isolati, registrati ai margini della manifestazione del centrodestra. Attacchi da cui Giorgia Meloni e Matteo Salvini prendono radicalmente le distanze: «Apprendo degli insulti vergognosi rivolti da un manifestante al Presidente della Repubblica. Parole offensive che FdI – sottolinea Meloni – condanna senza se e senza ma, che non condividiamo in nessun modo e dalle quali prendiamo fermamente le distanze». Netto anche il leader leghista: «Chi ha offeso il presidente Mattarella, e con lui tutte le vittime di mafia, si deve solo vergognare, non rappresenta l’Italia e gli italiani».
Regole di distanziamento violate
Matteo Salvini scendendo dal Pincio dopo una diretta Tv, ha attraversato la piazza, concedendosi ai selfie dei suoi sostenitori, mentre Meloni e Tajani lo aspettavano in testa al tricolore. Quindi, in centinaia hanno continuato a seguire i loro leader, con i cellulari in mano per fare le dirette su Facebook, schiacciati uno contro l’altro, lungo Via del Corso, in palese violazione di ogni regola sul distanziamento sociale. Immagini che hanno fatto il giro del web, facendo scoppiare la bufera, alimentata anche da un video che ha registrato alcuni saluti romani e uno scambio di battute tra due militanti, in cui uno insulta Mattarella dicendo che “la mafia ha ucciso il fratello sbagliato”. La Lega, al netto degli insulti al Colle (censurati dai leader), fa sapere che la giornata è stata un successo, bollando come ridicola la polemica sulla folla.
Salvini: capisco la rabbia ma ora proposte al governo
La linea non vuole essere di chiusura. «Capisco la voglia e la rabbia, ma dobbiamo costruire un percorso che porti l’Italia lontano senza dover aspettare aiuti esterni che tanto non arrivano. Ora dobbiamo trasformare queste proposte in emendamenti da suggerire al governo». Così Matteo Salvini spiega il senso dell’iniziativa. «Siamo qui a nome degli italiani dimenticati in questi mesi e discriminati, c’è un pregiudizio nei confronti del privato, lavoratori autonomi e liberi professionisti, invece non ci possono essere lavoratori italiani dimenticati».
Meloni: noi non sottovalutiamo il disagio sociale
«Sono felicissima che con questa manifestazione la sinistra abbia scoperto che il 2 giugno è anche la nostra festa e abbiamo il diritto di manifestare anche noi in sicurezza. Stiamo facendo del nostro meglio per metterla in sicurezza ma vi segnalo che anche quando hanno fatto la manifestazione del 25 aprile non era in sicurezza», ha sostenuto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che ha aggiunto: «La partecipazione di oggi su una manifestazione che doveva essere simbolica dimostra che la gente ha voglia di partecipare e che c’è un disagio sociale che il governo sta sottovalutando».
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